
A volte il passato non scompare davvero. Resta nascosto, in attesa. In un baule dimenticato, in una soffitta, dentro un frammento di pellicola che aspetta solo che qualcuno torni a guardarlo.
È successo così: dopo più di un secolo riemerge un cortometraggio perduto di Georges Méliès, uno dei padri del cinema e pioniere della meraviglia sullo schermo. Il film si intitola Gugusse et l’automate, girato nel 1897, e fino a oggi era considerato scomparso.
La storia del suo ritorno sembra scritta dallo stesso Méliès. Le bobine erano conservate in un vecchio baule di legno, passato di mano in mano per generazioni, sopravvissuto a traslochi, soffitte, fienili e garage. A ereditarle è stato Bill McFarland, insegnante in pensione del Michigan e discendente di un vecchio proiezionista.
Per anni quelle pellicole sono rimaste lì, sospese tra l’oblio e la memoria. Finché McFarland ha deciso di portarle al National Audio-Visual Conservation Center, la divisione di conservazione della Library of Congress a Culpeper, in Virginia.
È lì che gli archivisti hanno fatto la scoperta: tra quelle bobine c’era un’opera creduta perduta. Gugusse et l’automate dura circa 45 secondi e mostra Méliès nei panni di un mago alle prese con un automa che cresce, si ribella, lo colpisce e infine svanisce nel nulla grazie a uno dei suoi celebri trucchi cinematografici.
Siamo nel 1897, appena due anni dopo la storica prima proiezione dei Fratelli Lumière a Parigi, evento che segnò l’inizio di un’arte destinata a cambiare il mondo. Di quel cortometraggio si conosceva solo il titolo: nessuno lo aveva più visto. Fino a oggi.
Non è solo un ritrovamento. È un ritorno.
Un frammento di meraviglia che riemerge dal tempo, riportando con sé la forza primordiale del cinema: la capacità di stupire, illudere, sognare.