QUELL’8 AGOSTO 1961 NACQUE L’UNIVERSO MARVEL: L’ARRIVO DEI FANTASTICI QUATTRO a cura della Redazione

QUELL’8 AGOSTO 1961 NACQUE L’UNIVERSO MARVEL: L’ARRIVO DEI FANTASTICI QUATTRO a cura della Redazione

L’8 agosto 1961 nelle edicole americane comparve un albo destinato a cambiare per sempre il mondo dei fumetti. Sulla copertina un gigantesco mostro emergeva dal sottosuolo, sollevando l’asfalto e imprigionando quattro strani personaggi. Non avevano uniformi coordinate, non sembravano particolarmente eroici e uno di loro appariva addirittura come una creatura di pietra. Il titolo era “The Fantastic Four” e quel primo numero, scritto da Stan Lee e disegnato da Jack Kirby, sarebbe diventato il punto di partenza del moderno Universo Marvel. La data stampata sulla copertina era novembre 1961, secondo l’abitudine degli editori americani di indicare un mese successivo per prolungare la permanenza degli albi nelle edicole, ma la distribuzione effettiva viene fatta risalire proprio all’8 agosto.

In quel momento la Marvel non era ancora l’impero dell’intrattenimento che conosciamo oggi. Era una casa editrice alla ricerca di una nuova identità e nessuno poteva immaginare che da quelle pagine sarebbero nati personaggi, mondi e racconti capaci di conquistare generazioni di lettori. La storia rifletteva perfettamente le speranze e le paure dei primi anni Sessanta. La corsa allo spazio era entrata nella sua fase più accesa, l’Unione Sovietica aveva mandato Jurij Gagarin in orbita soltanto pochi mesi prima e gli Stati Uniti temevano di essere rimasti indietro. Nel fumetto, lo scienziato Reed Richards decideva di raggiungere lo spazio a bordo di un razzo sperimentale insieme a Sue Storm, Johnny Storm e al pilota Ben Grimm. Durante il viaggio l’astronave veniva investita da una tempesta di raggi cosmici che alterava i corpi dei quattro astronauti. Reed acquistava la capacità di allungarsi come gomma, Sue poteva diventare invisibile, Johnny trasformarsi in una torcia umana e Ben assumeva per sempre l’aspetto roccioso della Cosa. Era un’origine profondamente legata all’immaginario scientifico dell’epoca: razzi, radiazioni, mutazioni e territori ancora inesplorati. La fantascienza non costituiva però soltanto lo sfondo dell’avventura. Era il motore di una storia nella quale il progresso poteva aprire le porte del futuro ma anche trasformare irrimediabilmente chi osava spingersi oltre i limiti conosciuti.

I Fantastici Quattro erano diversi dagli eroi tradizionali. Non possedevano identità segrete, litigavano, si rimproveravano e affrontavano i pericoli senza smettere di comportarsi come una famiglia piena di tensioni. Reed Richards era un genio brillante, ma anche un uomo costretto a convivere con il peso delle proprie decisioni. Sue Storm cercava di mantenere unito il gruppo. Johnny conservava tutta l’irruenza di un adolescente, mentre Ben Grimm viveva la sua trasformazione come una condanna. Dietro la forza straordinaria della Cosa si nascondeva il dolore di un uomo che non riusciva più a riconoscersi nello specchio. Fu proprio questa umanità imperfetta a cambiare le regole del genere. I supereroi potevano avere paura, provare gelosia, commettere errori e persino desiderare di liberarsi dei propri poteri. Stan Lee e Jack Kirby portarono nella narrazione supereroistica le dinamiche della vita quotidiana, facendo entrare il fantastico nelle case, nelle discussioni e nelle fragilità dei lettori.

Il primo numero conservava ancora molto dei fumetti di mostri pubblicati negli anni precedenti. L’avversario era l’Uomo Talpa, sovrano di un mondo sotterraneo popolato da creature gigantesche. Tuttavia, dietro quella struttura apparentemente semplice, era già presente la formula che avrebbe alimentato l’intero Universo Marvel: scienza mescolata all’avventura, personaggi collegati fra loro e un mondo fantastico costruito all’interno di città riconoscibili. Il successo dei Fantastici Quattro aprì la strada alla nascita di Hulk, Thor, Spider-Man, Iron Man, gli X-Men e gli Avengers. Dalla stessa serie sarebbero poi arrivati Doctor Doom, gli Inumani, Black Panther, Galactus e Silver Surfer, protagonisti di alcune delle più importanti storie cosmiche mai pubblicate. In particolare, la trilogia di Galactus avrebbe trasformato il fumetto supereroistico in una vera epopea fantascientifica, mettendo l’umanità di fronte a esseri capaci di divorare interi pianeti. Quel giorno d’agosto non nacquero soltanto quattro personaggi, ma un nuovo modo di raccontare l’eroismo. I Fantastici Quattro erano esploratori prima ancora che combattenti: attraversavano dimensioni parallele, raggiungevano pianeti lontani e affrontavano civiltà aliene senza perdere la propria dimensione familiare. La loro astronave poteva condurli ai confini dell’universo, ma il viaggio più difficile rimaneva quello verso la comprensione reciproca. È questa la ragione per cui l’8 agosto 1961 rappresenta una data fondamentale nella cultura popolare. Da un albo venduto a dieci centesimi prese forma un universo narrativo che continua ancora oggi a espandersi tra fumetti, cinema e televisione.

Tutto cominciò con un razzo, una tempesta di raggi cosmici e quattro esseri umani che tornarono dallo spazio profondamente trasformati.

14 LUGLIO 1789: IL GIORNO IN CUI MORÌ LADY OSCAR E NACQUE IL SUO MITO a cura di Kappa (Memorie dall’Astronave dei Ricordi)

14 LUGLIO 1789: IL GIORNO IN CUI MORÌ LADY OSCAR E NACQUE IL SUO MITO a cura di Kappa (Memorie dall’Astronave dei Ricordi)

Per la storia il 14 luglio 1789 è il giorno della presa della Bastiglia, l’istante in cui Parigi insorse contro uno dei simboli più oscuri dell’assolutismo e aprì una frattura destinata a cambiare la Francia e l’Europa; per milioni di italiani, però, quella data porta con sé anche un dolore diverso e quasi personale, perché è il giorno in cui morì Oscar François de Jarjayes, la Lady Oscar che la televisione fece entrare nelle case e nella memoria di un’intera generazione. Il personaggio era nato sulle pagine del manga Le rose di Versailles di Riyoko Ikeda, ma in Italia furono soprattutto le immagini della serie animata, le sue voci, la musica e quella sigla impossibile da dimenticare a trasformarlo in una presenza familiare, tanto che la morte di Oscar viene ancora ricordata non come la conclusione di una storia inventata, ma come la perdita di qualcuno che avevamo conosciuto e amato davvero.

Oscar nasce dalla delusione di un padre che desiderava un figlio maschio e che decide di crescere l’ultima figlia come l’erede della famiglia Jarjayes. Da quel momento la sua vita viene scritta da altri: deve comandare, combattere, non avere paura e dimostrarsi sempre all’altezza del nome che porta. Cresce in uniforme, ammirata e rispettata, apparentemente più libera di qualsiasi altra donna del suo tempo, ma quella stessa uniforme è anche la sua prigione, perché dietro il coraggio, l’eleganza e l’autorità rimane una persona alla quale non è mai stato concesso di domandarsi con serenità che cosa desiderasse davvero. Oscar non vuole diventare un uomo e non rinnega di essere donna, rifiuta semplicemente un mondo nel quale il sesso, il rango e la nascita devono stabilire in anticipo il destino di ogni essere umano.

La sua battaglia più difficile non si combatte con la spada, ma dentro di sé, tra il bisogno di essere amata e l’obbligo di mostrarsi sempre forte, tra la fedeltà al mondo nel quale è cresciuta e la consapevolezza che quel mondo si fonda sull’ingiustizia. Oscar serve Maria Antonietta con affetto sincero, ne comprende la solitudine e ne osserva gli errori, ma non può ignorare ciò che accade oltre i cancelli di Versailles: la fame, la rabbia, l’umiliazione di un popolo costretto a sostenere il peso dei privilegi della nobiltà. Il suo cambiamento non nasce da un’improvvisa passione rivoluzionaria, ma dalla lenta e dolorosa maturazione di una coscienza, perché continuare a obbedire significherebbe ormai tradire ciò che ha visto e ciò che sente essere giusto.

Quando sceglie di schierarsi con il popolo, Oscar non compie soltanto una scelta politica, ma spezza il legame con tutto ciò che fino ad allora l’aveva definita e protetta. Rinuncia al grado, alla sicurezza del nome, alla corte e alla certezza dell’obbedienza, accettando di rimanere sola davanti alle proprie decisioni. È in quel momento che diventa veramente libera, non perché porta una divisa o comanda dei soldati, ma perché è pronta a pagare il prezzo delle proprie convinzioni. Non è più soltanto la figlia del generale de Jarjayes, la guardia della regina o la donna educata come un uomo: è Oscar, finalmente responsabile della propria vita.

Anche l’amore per André arriva dopo una lunga resistenza. André è sempre stato accanto a lei e forse proprio per questo Oscar impiega tanto tempo a riconoscere ciò che prova, perché lui è l’unico davanti al quale l’uniforme non basta, l’unico che non ama il comandante, il rango o il nome dei Jarjayes, ma la persona che esiste sotto ogni difesa. Accettare quell’amore significa ammettere di avere bisogno di qualcuno, mostrare la fragilità che per tutta la vita ha dovuto nascondere e concedersi finalmente il diritto di essere felice. Quando Oscar riesce a farlo, tuttavia, il tempo è ormai quasi terminato: André muore il 13 luglio 1789, colpito mentre combatte al suo fianco, lasciandola sola proprio quando entrambi avevano appena conquistato la possibilità di vivere il loro amore.

La mattina seguente Parigi assalta la Bastiglia. La fortezza ospita soltanto sette prigionieri, ma ormai non conta ciò che contiene: conta ciò che rappresenta, il potere arbitrario della monarchia, la paura, la possibilità di imprigionare e punire senza dover rispondere al popolo. Oscar è malata, stremata e devastata dalla morte di André, ma continua a guidare i suoi uomini dalla parte degli insorti, viene raggiunta dai colpi dei soldati e cade mentre la Bastiglia sta per essere conquistata. La sua morte è crudele perché arriva proprio quando ogni cosa dentro di lei si è finalmente ricomposta, quando ha riconosciuto il proprio amore, ha scelto la giustizia e ha smesso di vivere secondo il progetto costruito dagli altri.

Nella serie animata la sua fine possiede una forza ancora oggi difficile da dimenticare, perché non viene raccontata come la morte spettacolare di un’eroina invincibile, ma come l’ultimo respiro di una donna stanca, ferita e sola, che cerca con lo sguardo André e comprende di aver raggiunto la fine del proprio cammino. Per molti spettatori italiani quella scena fu uno dei primi incontri televisivi con la morte narrata senza consolazioni e senza ritorni miracolosi: Oscar non si rialzava, non veniva salvata e non avrebbe visto il mondo nuovo per il quale aveva combattuto. Restavano la sua voce, il cielo sopra Parigi e quella sensazione di vuoto che una storia destinata apparentemente ai ragazzi non avrebbe dovuto lasciare, ma che invece è rimasta intatta dopo più di quarant’anni.

Riyoko Ikeda fa morire Oscar sulla soglia della Rivoluzione, prima che gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità vengano travolti dalle contraddizioni, dal Terrore e da una nuova stagione di violenza. Oscar rimane così legata per sempre al momento in cui il futuro è ancora una promessa e la Storia sembra poter essere cambiata dal coraggio degli uomini e delle donne. Sotto la Bastiglia non muore soltanto un comandante, ma una figlia cresciuta per sostituire il figlio desiderato da suo padre, una donna che aveva imparato a nascondere il proprio cuore e un’aristocratica che aveva trovato la forza di rinunciare al mondo al quale apparteneva.

Il 14 luglio 1789 la Bastiglia cadde e la Francia cambiò per sempre. Nello stesso giorno, nell’immaginario di generazioni di italiani, morì anche Lady Oscar. La televisione ci aveva fatto crescere con lei, ci aveva mostrato i suoi dubbi, il suo amore e la sua solitudine, e quando la vedemmo cadere non perdemmo soltanto un personaggio, ma una parte di quel mondo nel quale avevamo creduto insieme a lei.

Fu allora che Oscar François de Jarjayes morì e Lady Oscar divenne un mito.

THE “UFO” ITALIAN COMICS AFFAIR di Michele Tetro

THE “UFO” ITALIAN COMICS AFFAIR di Michele Tetro

La serie televisiva inglese “UFO” registrò in Italia un grosso successo di pubblico, tale da originare un merchandising non indifferente negli anni Settanta: i famosi modellini in acciaio della Dinky Toys, che riproducevano i mezzi spaziali e terrestri, una serie omonima di 18 numeri di fotoromanzi-novelizations, con immagini degli episodi originali in bianco e nero (“I film di UFO”, Romana Periodici, 1974), un gioco da tavolo, l’album per la raccolta di figurine Panini (pubblicato in tutta Europa), filmini in Superotto con sintesi delle puntate… e, più longeva di tutte le citate iniziative ispirate al format televisivo, anche la serie di albi a fumetti in bianco e nero “UFO”, formato pocket (12,9 cm X 17,7 cm), vissuta per 40 numeri (cui si aggiungono tre speciali antologici con ristampa degli episodi), dal 1973 al 1976, con uscite mensili.

A differenza di tutti gli altri prodotti citati, questi fumetti erano una variante della serie “UFO”, una sorta di clone illustrato evolutosi però in seguito in modo indipendente e soprattutto originale. Mantenendo il titolo “UFO” in copertina, la collana desumeva dal serial dei coniugi Anderson l’assunto principale, narrando le avventure della Squadra UFO, un’organizzazione stavolta pubblica (segreta è solo la loro base terrestre, occultata all’interno di un vulcano sulle alpi svizzere) preposta alla difesa del pianeta Terra a fronte di possibili minacce di natura extraterrestre. A reggere le fila del comando è il capitano Raul Tuis (fisicamente molto simile al comandante Ed Straker-Ed Bishop, anch’egli biondo, esperto nel suo lavoro, un po’ meno autoritario e profondamente umano), assistito dalla sua segretaria Alma Rogers (evidente la rassomiglianza con il tenente Gay Ellis-Gabrielle Drake, vista nel serial televisivo), che è segretamente innamorata di lui, e dal tenente Jim Stevenson (equivalente all’originale Paul Foster-Michael Billington), braccio destro del capitano e suo uomo di punta nelle missioni più pericolose. Solo questi tre personaggi hanno un nome, il resto del personale della Squadra UFO resta anonimo. L’organizzazione, che dispone di caccia intercettori terrestri (sorta di aerei “Mirage” supersonici) nascosti nel cono del vulcano, caccia intercettori spaziali, ospitati in una stazione orbitante, una base lunare e una base sottomarina dotata di sommergibili, collabora con le forze militari di tutto il mondo in caso di avvistamento UFO, pronta ad intervenire in caso di attacco. Va subito notato che sin dai primi numeri i mezzi spaziali sono tutti presi dalla serie televisiva (gli intercettori, gli SHADO Mobiles, gli stessi dischi volanti, l’auto del capitano) ma in seguito scompaiono, per essere sostituiti con varianti senza più alcun rimando con gli originali. Gli alieni cambiano in ogni episodio, alcuni di natura ostile e propensi all’invasione, altri benevoli e bisognosi di aiuto terrestre. Non di rado, questi vengono visualizzati ispirandosi ad altri e noti fumetti europei e americani. Per esempio, i robots che si vedono nell’episodio “Verso la morte” sono presi dal fumetto “Magnus” di Russ Manning, mentre l’alieno che li comanda, nella stessa storia, proviene da un episodio di “Garth” di Steve Dowling, Gordon Boshell e Frank Bellamy, così come gli androidi di “Piano Gamma” hanno evidente derivazione con gli extraterrestri del fumetto “The Aliens”, sempre di Manning, e così via. Le copertine degli albi, alcune davvero splendide nelle loro efficaci tonalità policromatiche, sono il più delle volte visualizzazione grafiche dei personaggi del serial televisivo, in composizioni effettistiche e spettacolari: il comandante Straker è il soggetto principale, il SID orbitale e gli astronauti di Base Luna in scafandro spaziale, sovente allietati da fanciulle discinte e in condizioni di pericolo, si alternano con esplosioni, visioni aliene, creature extraterrestri. Con il proseguire delle uscite, gli albi si arricchiscono di rubriche a tema ufologico, brevi racconti di fantascienza a puntate in appendice, un fecondo interscambio epistolare con i lettori, sempre in aumento e ben propensi ad accettare questa variante delle avventure dei loro beniamini televisivi, senza polemiche al riguardo di eventuali plagi o furti di idee, con uno spazio dedicato alla nascita dei club di appassionati (sia del fumetto, sia, in proporzione, di tematiche ufologiche). A rinsaldare tali vincoli con i lettori è il direttore della collana, lo scrittore Giuseppe Pederiali (1937-2013), autore del romanzo di fantascienza “Venivano dalle stelle”, da cui il film “Luci lontane” di Aurelio Chiesa, 1987. I testi della maggior parte degli episodi erano di Renzo Barbieri (1930-2007) ed Ennio Missaglia (1930-1993), i disegni, squisitamente stilizzati nel tratto, di Vladimiro Missaglia (1933-2008) e Maurizio Ticci (ultimi tre episodi), mentre le copertine alternavano nomi come Alessandro Biffignandi (1935-2017), specializzato in multicolori tavole spesso intrise d’erotismo, e addirittura Karel Thole (1914-2000), considerato uno dei più grandi illustratori nel campo fantascientifico italiano. La serie proseguì per 40 uscite regolari, più tre speciali di formato più grande che raccoglievano diversi episodi già editi, e raccolte antologiche delle prime avventure, venduta anche alla Francia con il titolo di “Brigade OVNI”. Le storie erano interessanti, a volte addirittura legate a contesti sociali del periodo, semplici ma efficaci, con intrecci gradevoli e trovate simpatiche, adatte ad un pubblico senza età. L’unico problema che sorse in quegli anni, non di poco conto, era dato dal fatto che il fumetto “UFO” era una delle pochissime pubblicazioni dell’editore Edifumetto non vietate ai minori, essendo la linea di pubblicazione di tale casa editrice riservata ad un pubblico adulto, con collane soft-core e hard-core. Le coste degli albi avevano come simbolo un piccolo squalo, diventato famoso ed emblematico, e quando il venditore di giornali lo vedeva, sovente si rifiutava di vendere il giornaletto di “UFO” ai ragazzini che lo chiedevano, con loro grande e immaginabile dolore!

Elenco titoli:

L’uovo sulla Luna (The Egg on the Moon)

Gli Aliens (The Aliens)

Il pianeta condannato (The Condamned Planet)

Minaccia alla Terra (Threat to the Earth)

Il capitano Tuis (Captain Tuis)

Robot Assassini (Killer Robots)

Il rapimento di Jim (Jim’s Kidnapping)

Gli ibernati (The Ice Sleepers)

Un alien tra noi (An Alien Between Us)

 Minaccia da Mimas (Menace From Mimas)

 Squadra UFO in azione (UFO Team in Action)

 Missione Spacelab 7 (Mission Spacelab 7)

 Il fuggiasco (The Fugitive)

 Un dono dallo spaziob (A Gift From Space)

 Emergenza! (Red Alert!)

 Morte nell’abisso (Death in the Abyss)

 Un terrestre nello spazio (A Man in Space)

 Verso la morte (Towards Death)

 La mitica astronave (The Ancient Ship)

 Demoni di fuoco (Demons of Fire)

 Il giorno dell’apocalisse (Armageddon!)

 Una trappola per Tuis (A Trap for Tuis)

 Il pianeta sconosciuto (The Unknown Planet)

 Gli invisibili (The Invisible Ones)

 Spia aliena (Alien Spy)

 Missione in Sud America (Mission in South America)

 La morte in decibel (Death in Decibel)

 Base Luna non risponde (The Missing Moon Base)

 Extraterrestri (Extraterrestrials)

 Operazione Sub (Operation Sub)

 Alma Rogers (Alma Rogers)

 L’umanità in pericolo (The Humanity in Danger)

 Sosia (Doppelganger)

 Piano Gamma (Plan Gamma)

 Uomini cavia (Test Subject: Men)

 Il Canyon della paura (Canyon of Fear)

 Contrattacco (Counterattack)

Extra (Extra, anthology)

Paura dallo spazio (Fear From Space, anthology)

Natale con gli extraterrestri (Xmas with Aliens, anthology)

 Tra i ghiacciai del Nepal (In the Glaciers of Nepal)

 Ricatto cosmico (Cosmic Blackmail)

 Missione Galapagos (Mission Galapagos)