
Se chiedessimo a cento persone quale sia stato il primo libro stampato della storia, probabilmente la maggior parte risponderebbe: la Bibbia di Gutenberg. È comprensibile, perché quel volume resta uno dei simboli assoluti della nascita della stampa moderna in Europa. Eppure la risposta corretta è un’altra, e ci porta molto più lontano, nella Cina del IX secolo. Lì, l’11 maggio dell’868 d.C., veniva realizzato quello che oggi è considerato il più antico libro stampato completo e datato giunto fino a noi: il Sutra del Diamante, un testo sacro buddhista prodotto attraverso la stampa xilografica, cioè con matrici di legno incise, inchiostrate e poi impresse sulla carta.
La sua storia è affascinante perché ribalta una convinzione molto diffusa. Quando il Sutra del Diamante veniva stampato, in Europa i libri erano ancora manoscritti copiati uno ad uno dagli amanuensi, spesso nei monasteri, con tempi lunghissimi e costi altissimi. In Oriente, invece, esistevano già tecniche capaci di riprodurre testi in più copie, rendendo il sapere meno fragile e meno dipendente da una sola mano. Il volume fu riscoperto all’inizio del Novecento nelle grotte di Dunhuang, lungo l’antica Via della Seta, e oggi è conservato presso la British Library di Londra, dove rappresenta una delle testimonianze più preziose della storia del libro. Questo naturalmente non toglie nulla alla Bibbia di Gutenberg. Johannes Gutenberg, intorno alla metà del Quattrocento, introdusse in Europa la stampa a caratteri mobili metallici e aprì una stagione completamente nuova per la cultura occidentale. Da quel momento i libri poterono circolare più velocemente, le idee viaggiare con più forza, la conoscenza uscire progressivamente dai luoghi chiusi del privilegio. Ma il primato del primo libro stampato conosciuto appartiene al Sutra del Diamante. Ed è forse proprio questo il dettaglio più bello: la storia della stampa non nasce da un solo uomo e da un solo luogo, ma da un lungo cammino dell’umanità per salvare le parole dal tempo.
Dai blocchi di legno della Cina imperiale ai caratteri mobili di Gutenberg, fino alle pagine digitali che leggiamo oggi, cambia la tecnologia, ma resta identico il bisogno: lasciare una traccia, trasmettere un pensiero, permettere a qualcuno, anche secoli dopo, di leggere ancora.