QUEL 28 LUGLIO 1914, IL GIORNO IN CUI L’EUROPA ENTRÒ IN GUERRA a cura della Redazione

da | Lug 28, 2026 | Cultura generale

Alle 11.10 del 28 luglio 1914 il ministro degli Esteri austro-ungarico Leopold Berchtold inviò al governo serbo un telegramma scarno, scritto nel linguaggio freddo della diplomazia. Poiché la risposta all’ultimatum consegnato cinque giorni prima non era stata giudicata soddisfacente, l’Austria-Ungheria dichiarava di considerarsi da quel momento in stato di guerra con la Serbia. Poche righe, nessuna possibilità di equivoco: cominciava ufficialmente la Prima guerra mondiale. Era trascorso esattamente un mese dall’attentato di Sarajevo, dove il nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip aveva ucciso l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico, e sua moglie Sofia. L’omicidio aveva aperto quella che sarebbe passata alla storia come la “crisi di luglio”, ma la guerra non era ancora inevitabile. Vienna decise di utilizzare l’attentato per ridimensionare la Serbia, considerata una minaccia per la stabilità dell’Impero, mentre la Germania assicurò all’alleato il proprio sostegno.

Il 23 luglio fu così presentato al governo di Belgrado un ultimatum di quarantotto ore con condizioni durissime, alcune delle quali avrebbero permesso alle autorità austro-ungariche di intervenire direttamente sul territorio serbo. La Serbia accettò gran parte delle richieste, respingendo quelle ritenute incompatibili con la propria sovranità. La risposta lasciava ancora aperto uno spazio per la trattativa, ma a Vienna la scelta militare era ormai prevalsa. La dichiarazione di guerra del 28 luglio avrebbe dovuto aprire un conflitto rapido e limitato ai Balcani. Accadde l’esatto contrario. Nella notte le unità fluviali austro-ungariche bombardarono Belgrado e il sistema delle alleanze europee cominciò a muoversi.

La Russia non intendeva abbandonare la Serbia; la Germania era pronta a sostenere l’Austria-Ungheria; la Francia era legata alla Russia, mentre la Gran Bretagna continuava a cercare una soluzione diplomatica. Nel giro di pochi giorni ogni tentativo di contenere la crisi fallì: il 1º agosto la Germania dichiarò guerra alla Russia, il 3 agosto alla Francia e il giorno successivo invase il Belgio neutrale, provocando l’ingresso in guerra del Regno Unito. L’Italia, pur facendo parte della Triplice Alleanza, rimase inizialmente neutrale e sarebbe intervenuta soltanto nel maggio del 1915 contro l’Austria-Ungheria. Molti governi erano convinti che la guerra sarebbe durata pochi mesi. Si protrasse invece per più di quattro anni, coinvolse oltre trenta nazioni, provocò milioni di morti e cambiò radicalmente la geografia politica del pianeta. Scomparvero gli imperi austro-ungarico, tedesco, russo e ottomano, nacquero nuovi Stati e rimasero aperte tensioni che avrebbero segnato l’intero Novecento.

Quel 28 luglio non ci furono folle consapevoli di assistere alla fine di un’epoca. Ci furono diplomatici, telegrammi, ordini militari e uomini convinti che fosse ancora possibile fermarsi al momento opportuno. Nessuno lo fece.

E il Novecento entrò nella sua notte più lunga.