
La parola “robot” è ormai parte della vita quotidiana. La usiamo per indicare macchine industriali, automi, assistenti artificiali e creature della fantascienza, ma la sua storia cominciò più di un secolo fa in un’opera teatrale. A introdurla nel linguaggio universale fu Karel Čapek, scrittore, drammaturgo e giornalista ceco che seppe riconoscere con straordinario anticipo le inquietudini di un mondo dominato dalla produzione, dalla tecnologia e dalla progressiva perdita di responsabilità dell’uomo. Nato il 9 gennaio 1890 a Malé Svatoňovice, nella Boemia allora appartenente all’Impero austro-ungarico, Čapek studiò filosofia, estetica e storia dell’arte, conseguendo il dottorato all’Università Carolina di Praga. Fu romanziere, autore teatrale, saggista, traduttore, fotografo e, dal 1921 fino alla morte, giornalista del quotidiano Lidové noviny. Attraverso articoli, racconti, romanzi e opere teatrali partecipò intensamente alla vita culturale e politica della Cecoslovacchia, diventando una delle voci più autorevoli dell’Europa tra le due guerre. La sua scrittura riusciva a essere accessibile senza rinunciare alla profondità, capace di partire da un’invenzione fantastica per interrogare il presente e mettere il lettore davanti alle proprie responsabilità.
Il suo nome entrò nella storia nel 1920 con R.U.R. – I robot universali di Rossum. Čapek cercava una parola per definire gli esseri artificiali creati per lavorare al posto degli uomini. Fu il fratello Josef, pittore e scrittore, a suggerirgli il termine “robot”, derivato dal ceco robota, parola legata al lavoro obbligatorio, alla fatica e alla servitù. Karel lo inserì nel dramma, gli diede forza narrativa e lo rese celebre in tutto il mondo. Per questo l’origine del vocabolo appartiene a entrambi: Josef ebbe l’intuizione linguistica, Karel trasformò quella parola in uno dei concetti fondamentali dell’immaginario moderno. I robot di R.U.R. non erano macchine metalliche simili a quelle che il cinema e la televisione avrebbero successivamente reso popolari. Erano esseri artificiali dall’aspetto umano, prodotti in serie e privati di emozioni affinché potessero lavorare senza stancarsi, soffrire o ribellarsi. La loro rivolta non rappresentava soltanto un’efficace invenzione fantascientifica. Čapek metteva in discussione una società disposta a trasformare l’uomo in uno strumento e a considerare il progresso tecnico più importante della dignità, della libertà e della coscienza. Aveva intuito che il vero pericolo non sarebbe arrivato necessariamente dalle macchine, ma dall’uso che gli esseri umani avrebbero scelto di farne. Ridurre Čapek all’autore che portò la parola “robot” nel vocabolario mondiale sarebbe tuttavia ingiusto. In Krakatit immaginò un esplosivo dalla potenza incontrollabile; ne La fabbrica dell’Assoluto descrisse un’invenzione capace di sconvolgere la società; nella Guerra delle salamandre raccontò un’umanità che sfrutta una specie intelligente fino a preparare la propria catastrofe. Nella pièce L’affare Makropulos affrontò invece il desiderio dell’immortalità e il prezzo di una vita privata del proprio limite naturale. Opere nelle quali la fantascienza, l’allegoria e la satira diventano strumenti di osservazione politica e morale. Dietro le invenzioni impossibili e gli scenari apocalittici, Čapek parlava sempre dell’uomo, della sua avidità, del fanatismo e della tentazione di affidare la propria responsabilità a una macchina, a un sistema o a un’autorità.
La sua influenza attraversò rapidamente i confini della letteratura e arrivò anche nell’universo di Star Trek. In Requiem per Matusalemme, episodio della terza stagione della serie classica trasmesso nel 1969, Kirk, Spock e McCoy incontrano Flint, un uomo che nasconde un’esistenza millenaria, e la giovane Rayna Kapec, interpretata da Louise Sorel. Rayna appare come una donna colta, sensibile e affascinante, ma si scopre essere l’ultima di una serie di androidi costruiti da Flint affinché diventasse la sua compagna. Il nome del personaggio non fu scelto casualmente. Secondo la Star Trek Encyclopedia, Rayna Kapec venne chiamata così proprio in omaggio a Karel Čapek: “Kapec” è infatti un anagramma del cognome dello scrittore, ottenuto riordinandone le lettere. Il riferimento è particolarmente significativo perché Rayna non è un semplice automa al servizio del proprio creatore. L’incontro con Kirk fa emergere in lei emozioni, desideri e capacità di scelta, riportando al centro la stessa domanda che attraversava l’opera di Čapek: che cosa distingue davvero un essere umano da una creatura artificiale? Non il corpo, non l’origine e forse neppure l’intelligenza, ma la possibilità di provare sentimenti, scegliere liberamente e diventare responsabili della propria esistenza. Il legame tra Rayna Kapec e Karel Čapek è stato approfondito anche nell’episodio #76 dei “TREK FILES”, dedicato proprio a REQUIEM PER MATUSALEMME. Nel programma del canale YouTube IL MONDO DELLA FANTASCIENZA, Gabriella Cordone Lisiero, Marcello Rossi e Kappa analizzano l’episodio, i suoi riferimenti culturali e il significato del personaggio di Rayna, soffermandosi anche sull’omaggio allo scrittore che aveva introdotto nel mondo la parola “robot”. Un collegamento tutt’altro che marginale: attraverso quel nome, Star Trek riconosceva apertamente il proprio debito verso uno dei padri della fantascienza moderna.
Convinto democratico e amico del presidente Tomáš Garrigue Masaryk, Čapek si oppose apertamente al fascismo, al nazismo e a ogni forma di totalitarismo. Negli ultimi anni della sua vita divenne uno dei principali bersagli della propaganda nazionalista. Morì di polmonite a Praga il 25 dicembre 1938, a soli quarantotto anni, poche settimane dopo la Conferenza di Monaco e pochi mesi prima dell’occupazione tedesca della Cecoslovacchia. La morte gli evitò di assistere direttamente alla tragedia che aveva temuto e denunciato, mentre suo fratello Josef sarebbe stato arrestato dai nazisti e sarebbe morto nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Karel Čapek riposa nel celebre cimitero monumentale di Vyšehrad, a Praga, considerato il pantheon della cultura nazionale ceca e luogo di sepoltura di alcuni dei più importanti artisti, musicisti e scrittori del Paese. È lì che si conclude la storia dell’uomo che seppe guardare oltre il proprio tempo, ma non quella delle sue idee. La parola che contribuì a creare gli è sopravvissuta ed è diventata il simbolo di una rivoluzione tecnologica che aveva previsto quando ancora non esistevano computer, automi industriali o intelligenze artificiali.
Ogni volta che diciamo “robot”, continuiamo dunque a pronunciare una parola nata dall’immaginazione e dall’inquietudine di Karel Čapek.
GUARDA I DUE VIDEO CORRELATI
TREK FILES #76 – REQUIEM PER MATUSALEMME
Gabriella Cordone Lisiero, Marcello Rossi e Kappa analizzano l’episodio della serie classica e il legame tra Rayna Kapec e Karel Čapek.
KAREL ČAPEK: LA TOMBA NEL CIMITERO DI VYŠEHRAD A PRAGA
Uno short realizzato nel luogo in cui riposa lo scrittore che diede al mondo la parola “robot”.