QUEL 9 SETTEMBRE 1966 SI APRÌ IL TIME TUNNEL, E LA TV COMINCIÒ A VIAGGIARE NEL TEMPO a cura della Redazione de “Il Mondo della Fantascienza”

da | Set 9, 2026 | Cinema e Televisione, Fantascienza e Fantasy

Il 9 settembre 1966, alle otto di sera, la ABC mandò in onda negli Stati Uniti il primo episodio di una serie destinata a durare appena una stagione e, nello stesso tempo, a conquistarsi un posto permanente nella memoria della fantascienza televisiva. Si chiamava The Time Tunnel e cominciava con un’immagine difficile da dimenticare: una gigantesca spirale bianca e nera che sembrava inghiottire uomini, spazio e ragione per spalancare una porta verso qualsiasi punto della Storia. A rendere quella data ancora più straordinaria c’è una coincidenza quasi irripetibile: soltanto ventiquattr’ore prima, l’8 settembre, la NBC aveva trasmesso il primo episodio di Star Trek. In due sere consecutive la televisione americana aveva dunque lanciato due modi opposti e complementari di affrontare l’ignoto: l’Enterprise partiva verso il futuro e le stelle, il Time Tunnel precipitava i suoi protagonisti avanti e indietro attraverso il tempo.

Dietro The Time Tunnel c’era Irwin Allen, uno dei grandi artefici della fantascienza televisiva americana degli anni Sessanta, già responsabile di Viaggio in fondo al mare e Lost in Space. La sua nuova idea aveva la semplicità delle intuizioni migliori. In un immenso complesso sotterraneo il governo degli Stati Uniti ha investito anni di lavoro e miliardi di dollari nel progetto segreto Tic-Toc, destinato a rendere possibile il viaggio nel tempo. Quando il programma rischia di essere chiuso, lo scienziato Tony Newman decide di dimostrarne personalmente l’efficacia entrando nel Tunnel. La macchina funziona, ma c’è un problema enorme: riesce a spedirlo nel passato, non a riportarlo indietro. Newman si materializza nel 1912 a bordo del Titanic, alla vigilia della catastrofe, e il collega Doug Phillips si lancia nel Tunnel per raggiungerlo. Da quel momento James Darren e Robert Colbert diventano due naufraghi del tempo, continuamente trasferiti da un’epoca all’altra mentre gli scienziati rimasti nella base cercano disperatamente di recuperarli. Il primo episodio, Rendezvous with Yesterday, stabilì immediatamente la regola fondamentale della serie: non era il viaggio nel tempo come vacanza nell’impossibile, ma come condanna. Tony e Doug potevano vedere la Storia, entrarci, rischiare di morirci, ma non potevano scegliere dove andare né quando tornare.

Era una formula perfetta per la televisione dell’epoca. Una settimana il pubblico poteva trovarsi sul Titanic, quella successiva nello spazio o in mezzo a un episodio decisivo della storia dell’umanità. La produzione sfruttava con intelligenza scenografie, costumi, materiali e sequenze provenienti dall’enorme archivio cinematografico della 20th Century Fox, trasformando una necessità produttiva in uno dei punti di forza dello spettacolo: The Time Tunnel dava spesso l’impressione di possedere dimensioni molto superiori a quelle di una normale serie televisiva. Al centro rimaneva però quella straordinaria sala di controllo, dominata dal tunnel a spirale, una delle scenografie più riconoscibili della fantascienza anni Sessanta. E quando la tecnologia dell’epoca non bastava, intervenivano effetti ottici, sovrimpressioni, colori e immagini psichedeliche che oggi hanno il fascino del retrofuturismo ma nel 1966 apparivano abbastanza audaci da contribuire alla vittoria di un Emmy nel 1967 per gli effetti fotografici speciali.

C’era persino un altro nome destinato a diventare gigantesco: quello dell’autore della musica, accreditato allora come Johnny Williams, il futuro John Williams di Lo squalo, Star Wars, Superman, Indiana Jones ed E.T.. The Time Tunnel appartiene quindi a quel breve momento in cui la fantascienza televisiva americana sembrò poter tentare qualsiasi cosa. Aveva ingenuità, semplificazioni storiche e tutti i limiti tecnici della sua epoca, ma possedeva qualcosa che molte produzioni successive avrebbero faticato a ritrovare: il senso autentico della meraviglia. Bastavano due uomini proiettati contro una spirale, un lampo e una nuova data sul calendario perché tutto potesse ricominciare.

La serie si fermò dopo 30 episodi, il 7 aprile 1967, senza concedere ai suoi protagonisti una vera conclusione e senza ottenere quella seconda stagione che il suo universo sembrava promettere. In Italia sarebbe arrivata soltanto molti anni più tardi, all’inizio degli anni Ottanta, diventando conosciuta anche con il titolo Kronos – Sfida al passato e conquistando una nuova generazione di spettatori. E forse proprio la sua brevità ha contribuito a conservarne il mito: nessuna lunga decadenza, nessuna trasformazione radicale, soltanto trenta viaggi e un’idea visiva rimasta intatta per sessant’anni. Quel 9 settembre 1966, mentre Tony Newman correva incontro alla spirale del Tunnel del Tempo, la televisione dimostrò che per esplorare l’infinito non era necessario guardare soltanto verso le stelle. A volte bastava voltarsi indietro. E scoprire che il passato poteva essere vasto, misterioso e pericoloso quanto l’intero universo.