13 SETTEMBRE 1999: IL GIORNO IN CUI LA LUNA LASCIÒ LA TERRA a cura della Redazione de “Il Mondo della Fantascienza”

da | Set 13, 2026 | Cinema e Televisione, Fantascienza e Fantasy

Ci sono date che non hanno cambiato la storia, eppure sono rimaste impresse nella memoria di intere generazioni come se fosse accaduto davvero qualcosa. Il 13 settembre 1999 è una di queste. Per chi ha amato Spazio 1999, oggi non è semplicemente il 13 settembre 2026: è ancora, inevitabilmente, il giorno in cui la Luna si staccò dalla Terra. Nella finzione televisiva accade tutto in poche, drammatiche ore. Sul lato nascosto del nostro satellite l’umanità ha accumulato enormi quantità di scorie nucleari, convinta di aver trovato il luogo più sicuro dove nascondere ciò che non sa più gestire. L’energia immagazzinata diventa però instabile, le esplosioni si susseguono e infine arriva la catastrofe: la Luna viene strappata dalla propria orbita e proiettata nello spazio. Con lei partono, senza averlo scelto, gli uomini e le donne della Base Lunare Alpha.

È una premessa scientificamente impossibile, naturalmente. Ma dopo più di cinquant’anni è evidente che non sia questo il punto. La forza di Spazio 1999 non è mai stata nella previsione esatta del futuro. È stata, semmai, nella capacità di trasformare una paura del presente in una grande immagine fantascientifica. Quando la serie venne pensata, il 1999 era ancora lontano. L’uomo aveva appena conquistato la Luna e sembrava ragionevole immaginare che, entro la fine del secolo, il nostro satellite sarebbe diventato una seconda frontiera: basi permanenti, trasporti regolari, laboratori, avamposti scientifici. Il futuro appariva abbastanza vicino da sembrare credibile e abbastanza lontano da poter essere riempito di qualunque possibilità. Quel futuro non è arrivato. Nel vero 1999 non c’era una Base Alpha, non esistevano Aquile che facevano la spola tra la superficie lunare e lo spazio, e l’uomo non viveva stabilmente fuori dalla Terra. Ma proprio per questo oggi la serie possiede un fascino che allora non poteva avere. Guardarla significa osservare il futuro immaginato dagli anni Settanta e confrontarlo con quello che abbiamo realmente costruito.

E il confronto non riguarda soltanto le tecnologie. Dietro quelle scenografie bianche, i computer pieni di pulsanti, gli schermi monocromatici e il magnifico design delle Aquile c’era una società che cominciava a guardare con meno ingenuità al progresso. La tecnologia prometteva ancora di migliorare il mondo, ma iniziava anche a mostrare il proprio lato oscuro. Energia nucleare, inquinamento, sovrappopolazione, gestione delle risorse: molte delle paure che attraversavano quegli anni finirono inevitabilmente dentro la fantascienza. In Spazio 1999 la catastrofe non arriva da una civiltà aliena. Non è un meteorite, non è un nemico sconosciuto. È l’uomo ad aver creato le condizioni per il disastro. Le scorie vengono portate sulla Luna per allontanare il problema dalla Terra. Non vengono realmente risolte: vengono semplicemente spostate altrove.

Vista dal 2026, questa idea ha perso ben poco della sua attualità. Ma il 13 settembre 1999 contiene qualcosa di ancora più profondo. In moltissima fantascienza l’umanità decide di partire. Si costruisce una nave, si sceglie una destinazione, si affronta l’ignoto. In Spazio 1999 accade l’esatto contrario. Nessuno parte volontariamente. Nessuno ha preparato un viaggio. Gli abitanti di Alpha vengono trascinati via insieme alla Luna. Non sono conquistatori dello spazio. Sono naufraghi. Ed è forse questa intuizione a rendere la serie ancora così particolare. L’Enterprise di Star Trek possiede una missione. Le grandi astronavi della fantascienza hanno quasi sempre una rotta. La Luna di Spazio 1999, invece, non sa dove sta andando. Viaggia perché non può più fermarsi.

Da quel momento ogni pianeta incontrato può rappresentare una speranza. Ogni civiltà può essere una possibilità di salvezza. Ogni mondo potrebbe diventare la nuova casa degli Alphani. Eppure il viaggio continua. Perché il tema più profondo di Spazio 1999 non è l’esplorazione. È la perdita. John Koenig, Helena Russell, Victor Bergman e gli altri non guardano l’universo con la sicurezza di chi vuole conquistarlo. Lo attraversano sapendo di avere lasciato alle spalle qualcosa che forse non rivedranno mai più. È una fantascienza più malinconica di quanto si ricordasse da ragazzi, soprattutto nella sua prima stagione, dove il cosmo appare spesso incomprensibile, immenso e quasi metafisico. L’uomo non è il centro dell’universo. È soltanto una presenza minuscola che cerca di sopravvivere dentro qualcosa di infinitamente più grande.

E poi c’è la Luna. Forse siamo talmente abituati a vederla da non renderci conto di quanto sia radicata nella nostra idea di mondo. Era lì prima delle città, prima delle nazioni, prima della storia scritta. Ha regolato calendari, guidato navigatori, alimentato religioni, leggende, poesie e sogni. Nel Novecento è diventata anche il primo altro mondo sul quale l’uomo abbia lasciato le proprie impronte. Toglierla dal cielo significa quindi molto più che provocare una catastrofe astronomica. Significa spezzare qualcosa che abbiamo sempre considerato eterno. Ed è forse per questo che l’immagine più potente di Spazio 1999 non è l’esplosione dei depositi nucleari. È ciò che viene dopo. È la Terra che si allontana, mentre gli uomini di Alpha capiscono che non possono fare nulla per tornare indietro. Il vero 13 settembre 1999 è trascorso senza che la Luna si muovesse dalla propria orbita. Da allora sono passati ventisette anni. Quel futuro che negli anni Settanta sembrava remotissimo è ormai diventato passato, mentre noi continuiamo ancora a guardare il cielo pensando a quando torneremo stabilmente sul nostro satellite. Ed è qui che la fantascienza compie uno dei suoi piccoli miracoli. Può sbagliare quasi tutte le previsioni e continuare ad avere ragione sulle domande.

Che cosa accade quando la tecnologia cresce più rapidamente della nostra capacità di controllarla? Quanto è solida la civiltà che abbiamo costruito? Che cosa rimane di noi quando perdiamo i luoghi, le persone e le certezze che chiamavamo casa? Domande che il 13 settembre 1999 lasciò in sospeso. Oggi la Luna è ancora al suo posto. Possiamo alzare gli occhi e trovarla esattamente dove dovrebbe essere. Ma per chi, almeno una volta, ha attraversato l’universo insieme agli uomini e alle donne di Base Alpha, ogni 13 settembre conserva qualcosa di diverso. Perché da qualche parte, nella geografia impossibile della fantascienza, quella Luna si è davvero staccata dalla Terra.

E continua ancora a viaggiare.