QUEL 16 SETTEMBRE QUANDO NACQUE PETER FALK a cura della Redazione

da | Set 16, 2026 | Cinema e Televisione

Quando Peter Falk nacque a New York, il 16 settembre 1927, nessuno avrebbe potuto immaginare che il suo volto sarebbe diventato uno dei più riconoscibili della televisione mondiale. E non per la bellezza levigata richiesta alle star dell’epoca, ma per l’esatto contrario: uno sguardo irregolare, un’aria perennemente distratta, una voce inconfondibile e quella capacità di sembrare fuori posto proprio mentre aveva già capito tutto. A tre anni perse l’occhio destro a causa di un retinoblastoma e da allora portò una protesi oculare. Quella caratteristica, che all’inizio della carriera qualcuno considerò un possibile ostacolo, contribuì invece a renderlo immediatamente riconoscibile. Del resto, il suo percorso verso la recitazione fu tutt’altro che lineare. Prima di diventare attore lavorò nella marina mercantile, studiò pubblica amministrazione e trovò un impiego come analista nell’amministrazione dello Stato del Connecticut.

Il teatro arrivò quasi in un secondo momento, ma quando comprese che quella era la strada che voleva davvero percorrere abbandonò la sicurezza del posto pubblico per tentare una professione nella quale, sulla carta, sembrava avere ben poche certezze. Hollywood si accorse presto di lui proprio perché non assomigliava agli altri. Aveva un volto adatto agli uomini nervosi, ai gangster, alle figure di strada in cui la simpatia poteva convivere con qualcosa di imprevedibile. Nel 1960 interpretò Abe Reles in Murder, Inc. e ottenne la sua prima candidatura all’Oscar come attore non protagonista. L’anno successivo arrivò la seconda, grazie a Angeli con la pistola di Frank Capra. Prima ancora di essere associato al ruolo che avrebbe segnato la sua vita, era quindi già un interprete riconosciuto dall’industria cinematografica americana.

Il tenente Colombo entrò nella sua carriera nel 1968, con il film televisivo Prescription: Murder. Era già stato portato sullo schermo e sulle scene da altri attori, ma con Falk acquistò una fisionomia completamente diversa. Non aveva niente dell’investigatore tradizionale: non imponeva la propria presenza, non ostentava intelligenza, non metteva in soggezione il sospettato. Faceva quasi l’opposto. Arrivava con l’impermeabile spiegazzato, il sigaro, i capelli spettinati e quell’atteggiamento vagamente disorientato che sembrava autorizzare chiunque a sottovalutarlo. Cercava qualcosa nelle tasche, dimenticava un particolare, si scusava per il disturbo e dava l’impressione di non essere mai perfettamente padrone della situazione. Era una messinscena raffinatissima. Più l’assassino si sentiva superiore a lui, più il tenente riusciva ad avvicinarsi al punto debole della sua ricostruzione. Anche il meccanismo narrativo della serie contribuì alla sua originalità. In molti episodi il pubblico sapeva fin dall’inizio chi fosse l’assassino e assisteva direttamente al delitto. Veniva così eliminata la classica domanda del giallo, “chi è stato?”, per sostituirla con qualcosa di molto più sottile: come farà a dimostrarlo? Il piacere dello spettatore nasceva dall’osservarlo mentre accumulava dettagli apparentemente insignificanti, fino a trasformarli in una trappola dalla quale il colpevole non riusciva più a uscire. Falk costruì quella figura attraverso una recitazione fatta di pause, movimenti, esitazioni e improvvise accelerazioni. Persino l’impermeabile diventò parte della sua identità, al punto da risultare inseparabile dal sigaro o dalla vecchia Peugeot. E poi c’era il momento che il pubblico imparò ad aspettare: sembrava congedarsi, raggiungeva la porta, poi si voltava perché gli era venuta in mente un’ultima cosa. Una domanda apparentemente innocente, spesso decisiva. Il successo fu enorme e duraturo. Interpretò il tenente per gran parte degli anni Settanta, tornò al ruolo nel 1989 e continuò a vestirne i panni fino al 2003. Vinse quattro Emmy grazie a quella interpretazione, confermando un legame professionale raro per durata e riconoscibilità. Ma sarebbe ingiusto ricordarlo soltanto per questo.

Il cinema di Peter Falk fu molto più ampio. Il rapporto con John Cassavetes lo portò verso opere lontanissime dalla televisione popolare, come Mariti e soprattutto Una moglie, dove recitò accanto a Gena Rowlands. Comparve in Invito a cena con delitto, fu uno degli irresistibili protagonisti di Una strana coppia di suoceri e nel 1987 Wim Wenders lo volle ne Il cielo sopra Berlino, affidandogli una versione quasi fantastica di se stesso. Per molte generazioni rimane anche il nonno che racconta al nipote la storia de La storia fantastica, uno di quei ruoli apparentemente minori capaci di restare nella memoria.

Peter Falk morì il 23 giugno 2011, a 83 anni. Colombo gli è sopravvissuto, come accade soltanto ai personaggi che smettono di appartenere alla propria epoca. Ancora oggi basta vedere un impermeabile stropicciato, un sigaro tra le dita e quell’aria un po’ dimessa per capire immediatamente chi sta entrando in scena.

E sapere che, dietro l’apparente confusione, qualcuno ha già notato il dettaglio che tradirà l’assassino.