
V-Visitors è un cult assoluto degli anni Ottanta. La miniserie del 1983 ti prende subito con quegli enormi dischi volanti sopra le città e l’idea geniale degli alieni che arrivano fingendosi amici. La rivelazione che sotto la pelle umana ci sono delle lucertole mangia-uomini è ancora un colpo di scena che funziona. È geniale come mescoli fantascienza, thriller e metafora politica. Diana resta una delle villain più carismatiche e inquietanti di sempre. Imperdibile per chi ama il genere. I personaggi umani sono ben scritti, soprattutto Mike Donovan e Juliet Parrish, che diventano il cuore della resistenza. Il modo in cui gli alieni manipolano i media e il consenso è spaventosamente attuale, sembra quasi una profezia. Anche se gli effetti speciali oggi sembrano datati, l’atmosfera è ancora fortissima e la tensione non cala mai.
La scena in cui si scopre il vero aspetto dei Visitors è rimasta iconica un capolavoro del suo genere. La serie successiva perde un po’ di magia, ma la storia originale resta un punto di riferimento per tutta la fantascienza che è venuta dopo.
IL REMAKE
La miniserie del 1983 resta un cult intramontabile grazie alla sua urgenza, all’allegoria potente e all’impatto culturale (oltre 40 milioni di spettatori). Ha definito un genere.
Il remake 2009 partì con ottimi ascolti ma perse rapidamente consenso. Apprezzato per l’estetica, le interpretazioni (soprattutto Morena Baccarin) e l’attualizzazione, ma considerato da molti meno avvincente, meno vario e meno memorabile dell’originale.
Ottima l’interpretazione di Elizabeth Mitchel, nel ruolo dell’agente FBI Erica Evans. Compaiono anche Jane Badler che interpreta la madre di Anna, anche qui il suo personaggio si chiama Diana e Mark Singer che chiude la seconda e ultima stagione