
Per la storia il 14 luglio 1789 è il giorno della presa della Bastiglia, l’istante in cui Parigi insorse contro uno dei simboli più oscuri dell’assolutismo e aprì una frattura destinata a cambiare la Francia e l’Europa; per milioni di italiani, però, quella data porta con sé anche un dolore diverso e quasi personale, perché è il giorno in cui morì Oscar François de Jarjayes, la Lady Oscar che la televisione fece entrare nelle case e nella memoria di un’intera generazione. Il personaggio era nato sulle pagine del manga Le rose di Versailles di Riyoko Ikeda, ma in Italia furono soprattutto le immagini della serie animata, le sue voci, la musica e quella sigla impossibile da dimenticare a trasformarlo in una presenza familiare, tanto che la morte di Oscar viene ancora ricordata non come la conclusione di una storia inventata, ma come la perdita di qualcuno che avevamo conosciuto e amato davvero.
Oscar nasce dalla delusione di un padre che desiderava un figlio maschio e che decide di crescere l’ultima figlia come l’erede della famiglia Jarjayes. Da quel momento la sua vita viene scritta da altri: deve comandare, combattere, non avere paura e dimostrarsi sempre all’altezza del nome che porta. Cresce in uniforme, ammirata e rispettata, apparentemente più libera di qualsiasi altra donna del suo tempo, ma quella stessa uniforme è anche la sua prigione, perché dietro il coraggio, l’eleganza e l’autorità rimane una persona alla quale non è mai stato concesso di domandarsi con serenità che cosa desiderasse davvero. Oscar non vuole diventare un uomo e non rinnega di essere donna, rifiuta semplicemente un mondo nel quale il sesso, il rango e la nascita devono stabilire in anticipo il destino di ogni essere umano.
La sua battaglia più difficile non si combatte con la spada, ma dentro di sé, tra il bisogno di essere amata e l’obbligo di mostrarsi sempre forte, tra la fedeltà al mondo nel quale è cresciuta e la consapevolezza che quel mondo si fonda sull’ingiustizia. Oscar serve Maria Antonietta con affetto sincero, ne comprende la solitudine e ne osserva gli errori, ma non può ignorare ciò che accade oltre i cancelli di Versailles: la fame, la rabbia, l’umiliazione di un popolo costretto a sostenere il peso dei privilegi della nobiltà. Il suo cambiamento non nasce da un’improvvisa passione rivoluzionaria, ma dalla lenta e dolorosa maturazione di una coscienza, perché continuare a obbedire significherebbe ormai tradire ciò che ha visto e ciò che sente essere giusto.
Quando sceglie di schierarsi con il popolo, Oscar non compie soltanto una scelta politica, ma spezza il legame con tutto ciò che fino ad allora l’aveva definita e protetta. Rinuncia al grado, alla sicurezza del nome, alla corte e alla certezza dell’obbedienza, accettando di rimanere sola davanti alle proprie decisioni. È in quel momento che diventa veramente libera, non perché porta una divisa o comanda dei soldati, ma perché è pronta a pagare il prezzo delle proprie convinzioni. Non è più soltanto la figlia del generale de Jarjayes, la guardia della regina o la donna educata come un uomo: è Oscar, finalmente responsabile della propria vita.
Anche l’amore per André arriva dopo una lunga resistenza. André è sempre stato accanto a lei e forse proprio per questo Oscar impiega tanto tempo a riconoscere ciò che prova, perché lui è l’unico davanti al quale l’uniforme non basta, l’unico che non ama il comandante, il rango o il nome dei Jarjayes, ma la persona che esiste sotto ogni difesa. Accettare quell’amore significa ammettere di avere bisogno di qualcuno, mostrare la fragilità che per tutta la vita ha dovuto nascondere e concedersi finalmente il diritto di essere felice. Quando Oscar riesce a farlo, tuttavia, il tempo è ormai quasi terminato: André muore il 13 luglio 1789, colpito mentre combatte al suo fianco, lasciandola sola proprio quando entrambi avevano appena conquistato la possibilità di vivere il loro amore.
La mattina seguente Parigi assalta la Bastiglia. La fortezza ospita soltanto sette prigionieri, ma ormai non conta ciò che contiene: conta ciò che rappresenta, il potere arbitrario della monarchia, la paura, la possibilità di imprigionare e punire senza dover rispondere al popolo. Oscar è malata, stremata e devastata dalla morte di André, ma continua a guidare i suoi uomini dalla parte degli insorti, viene raggiunta dai colpi dei soldati e cade mentre la Bastiglia sta per essere conquistata. La sua morte è crudele perché arriva proprio quando ogni cosa dentro di lei si è finalmente ricomposta, quando ha riconosciuto il proprio amore, ha scelto la giustizia e ha smesso di vivere secondo il progetto costruito dagli altri.
Nella serie animata la sua fine possiede una forza ancora oggi difficile da dimenticare, perché non viene raccontata come la morte spettacolare di un’eroina invincibile, ma come l’ultimo respiro di una donna stanca, ferita e sola, che cerca con lo sguardo André e comprende di aver raggiunto la fine del proprio cammino. Per molti spettatori italiani quella scena fu uno dei primi incontri televisivi con la morte narrata senza consolazioni e senza ritorni miracolosi: Oscar non si rialzava, non veniva salvata e non avrebbe visto il mondo nuovo per il quale aveva combattuto. Restavano la sua voce, il cielo sopra Parigi e quella sensazione di vuoto che una storia destinata apparentemente ai ragazzi non avrebbe dovuto lasciare, ma che invece è rimasta intatta dopo più di quarant’anni.
Riyoko Ikeda fa morire Oscar sulla soglia della Rivoluzione, prima che gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità vengano travolti dalle contraddizioni, dal Terrore e da una nuova stagione di violenza. Oscar rimane così legata per sempre al momento in cui il futuro è ancora una promessa e la Storia sembra poter essere cambiata dal coraggio degli uomini e delle donne. Sotto la Bastiglia non muore soltanto un comandante, ma una figlia cresciuta per sostituire il figlio desiderato da suo padre, una donna che aveva imparato a nascondere il proprio cuore e un’aristocratica che aveva trovato la forza di rinunciare al mondo al quale apparteneva.
Il 14 luglio 1789 la Bastiglia cadde e la Francia cambiò per sempre. Nello stesso giorno, nell’immaginario di generazioni di italiani, morì anche Lady Oscar. La televisione ci aveva fatto crescere con lei, ci aveva mostrato i suoi dubbi, il suo amore e la sua solitudine, e quando la vedemmo cadere non perdemmo soltanto un personaggio, ma una parte di quel mondo nel quale avevamo creduto insieme a lei.
Fu allora che Oscar François de Jarjayes morì e Lady Oscar divenne un mito.