
Quarant’anni fa Aliens arrivava nei cinema statunitensi raccogliendo l’eredità di un film già considerato difficilmente eguagliabile. Oggi Aliens – Scontro finale è ricordato come uno dei pochi sequel capaci di conquistare una posizione autonoma nella storia del cinema. James Cameron, reduce dal successo di Terminator, evitò di imitare l’Alien diretto da Ridley Scott nel 1979. Il primo film aveva portato l’orrore nello spazio, chiudendo un equipaggio civile nei corridoi della Nostromo con una creatura quasi invisibile. Cameron cambiò impostazione: un solo alieno diventò un esercito, la fuga si trasformò in assedio e al posto dei lavoratori arrivarono i Colonial Marines. Anche il passaggio dal singolare al plurale annunciava un film diverso. La storia ritrova Ellen Ripley cinquantasette anni dopo la distruzione della Nostromo.
Recuperata mentre si trova ancora in ipersonno, scopre che il suo racconto non è mai stato preso davvero sul serio e che LV-426, il luogo del primo incontro con lo xenomorfo, è stato colonizzato. Quando dalla colonia non arrivano più comunicazioni, Ripley accetta di tornarvi insieme a una squadra militare. Sul posto i Marines trovano edifici deserti, tracce di combattimento e una sola superstite, la piccola Newt. Scoprono poi che lo xenomorfo non è una creatura isolata, ma parte di una specie organizzata attorno a una Regina. Cameron lascia trascorrere quasi un’ora prima di mostrare l’attacco. Quando l’azione esplode, il film non perde la tensione costruita fino a quel momento: i rilevatori di movimento segnalano presenze sempre più vicine, i corridoi diventano trappole e la sicurezza dei militari crolla in pochi minuti. Il personaggio che tiene insieme il racconto resta Ripley. Sigourney Weaver non interpreta una combattente senza paura, ma una donna che decide di tornare nel luogo del proprio trauma. Il legame con Newt le offre una ragione personale per affrontare nuovamente le creature e prepara il confronto finale con la Regina, altra figura materna pronta a difendere la propria discendenza.
Per questa interpretazione Weaver ottenne la candidatura all’Oscar come migliore attrice protagonista, un risultato insolito per la fantascienza e l’horror dell’epoca. Aliens ricevette in tutto sette candidature e vinse due premi, per gli effetti visivi e per il montaggio degli effetti sonori. Molto del suo impatto nasce da un futuro costruito con mezzi reali, miniature, costumi e strutture meccaniche. La Regina aliena, progettata da Cameron e realizzata dalla squadra di Stan Winston, era una grande macchina scenica manovrata da più operatori. La fotografia di Adrian Biddle, il montaggio di Ray Lovejoy e la musica di James Horner completarono un film tecnicamente imponente, realizzato prima che la grafica digitale diventasse dominante. Ma Aliens non vive soltanto di azione. I Marines arrivano su LV-426 convinti che tecnologia e potenza di fuoco siano sufficienti per controllare il territorio: un richiamo evidente all’esperienza americana in Vietnam. Carter Burke e la compagnia Weyland-Yutani introducono invece un pericolo più vicino allo spettatore, quello di un sistema economico disposto a sacrificare vite umane pur di trasformare lo xenomorfo in un’arma o in una risorsa. Persino l’androide Bishop, inizialmente temuto da Ripley, dimostra maggiore lealtà di molti uomini.
Il film fissò immagini e meccanismi narrativi poi ripresi dal cinema, dalla televisione e dai videogiochi: la squadra militare destinata a disgregarsi, la missione di recupero che diventa una lotta per la sopravvivenza, i sensori, la nave da sbarco e il conto alla rovescia finale. Soprattutto dimostrò che un seguito poteva rispettare l’originale senza copiarlo. La saga proseguì con Alien³, Alien – La clonazione, Prometheus, Alien: Covenant e Alien: Romulus, oltre ai film incrociati con Predator, ai romanzi, ai fumetti e ai videogiochi. Nel 2025 è arrivata anche la discussa (e discutibile) serie televisiva Alien: Earth. In questo lungo percorso Aliens rimane il capitolo che ha trasformato la storia iniziata da Ridley Scott in un universo narrativo.
Dopo quarant’anni continua a funzionare perché dietro gli xenomorfi, le armi e le astronavi racconta questioni molto concrete: il trauma, l’avidità, l’uso della forza e la responsabilità di scegliere chi proteggere.