
Il 4 agosto 1972 una delle più violente tempeste solari mai osservate raggiunse la Terra dopo avere percorso quasi 150 milioni di chilometri in appena 14,6 ore, un primato che non è stato ancora superato. L’eruzione ebbe origine dalla regione McMath 11976, un’area di macchie solari molto instabile che alle 06:30 del tempo universale produsse un brillamento di potenza successivamente stimata intorno alla classe X20, seguito da una gigantesca espulsione di plasma e campi magnetici diretta verso il nostro pianeta. Gli strumenti dell’epoca non riuscirono a misurarne completamente l’intensità perché il sensore a raggi X del satellite Solrad 9 raggiunse il proprio limite, ma registrarono la straordinaria velocità del fronte d’urto, vicino ai 2.900 chilometri al secondo.
A favorirne la corsa furono probabilmente le eruzioni dei giorni precedenti, che avevano già modificato l’ambiente interplanetario creando un corridoio nel quale la nuova nube solare poté avanzare senza subire il normale rallentamento. Quando la tempesta investì il campo magnetico terrestre, in Nord America si verificarono disturbi alle comunicazioni radio, interruzioni telefoniche e anomalie nelle reti elettriche, mentre le aurore furono osservate a latitudini molto più basse del consueto. La conseguenza più sorprendente si manifestò però lungo le coste del Vietnam del Nord, dove gli Stati Uniti avevano collocato migliaia di mine navali per bloccare gli accessi al porto di Hải Phòng. Gli aerei della Task Force 77 segnalarono circa ventiquattro esplosioni avvenute in appena trenta secondi nel campo minato di Hon La, benché nella zona non fosse transitata alcuna nave; altre detonazioni furono individuate durante le ricognizioni successive. Gli ordigni erano dotati di sensori capaci di riconoscere le alterazioni magnetiche prodotte dallo scafo metallico di un’imbarcazione, ma l’improvvisa perturbazione causata dalla tempesta solare modificò il campo terrestre con tale rapidità da ingannarli e attivarli.
La Marina statunitense collegò l’accaduto all’eccezionale attività del Sole, ma la documentazione rimase a lungo negli archivi militari e la vicenda venne ricostruita completamente soltanto nel 2018, quando una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Space Weather confermò la compatibilità fra le variazioni geomagnetiche e l’esplosione delle mine. Il fenomeno si verificò inoltre durante il fortunato intervallo fra le ultime due missioni lunari del programma Apollo: l’Apollo 16 era rientrato il 27 aprile, mentre l’Apollo 17 sarebbe partito il 7 dicembre. Se l’eruzione fosse avvenuta mentre un equipaggio si trovava in viaggio verso la Luna o sulla sua superficie, gli astronauti, privi della protezione assicurata dalla magnetosfera terrestre, avrebbero potuto ricevere una dose di radiazioni estremamente grave e potenzialmente letale. Nonostante la velocità record, la tempesta non produsse conseguenze globali paragonabili a quelle dell’Evento di Carrington del 1859, perché il campo magnetico trasportato dalla nube solare era orientato in modo da limitare il trasferimento di energia alla magnetosfera.
Uno studio pubblicato nel 2024 sul Journal of Geophysical Research ha concluso che, con un orientamento differente, l’impatto avrebbe potuto uguagliare o persino superare quello del più celebre fenomeno ottocentesco. Il 4 agosto 1972 rimane quindi una data fondamentale nella storia della meteorologia spaziale, perché dimostrò quanto l’attività del Sole potesse interferire con le infrastrutture, le operazioni militari e la sicurezza degli uomini impegnati oltre l’atmosfera. Oggi una tempesta della stessa portata colpirebbe una società molto più vulnerabile, dipendente dai satelliti, dalla navigazione digitale, dalle telecomunicazioni e dalle reti elettriche interconnesse: per questo quel lontano evento non appartiene soltanto alla storia dell’astronomia, ma continua a rappresentare uno degli avvertimenti più concreti sulla fragilità tecnologica del nostro mondo.