
Il 5 giugno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente, una ricorrenza nata all’inizio degli anni Settanta, quando la comunità internazionale iniziò a comprendere con maggiore chiarezza che la tutela del pianeta non poteva più essere considerata un tema secondario. Dopo la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente Umano, tenutasi a Stoccolma nel giugno del 1972, l’ONU scelse proprio il 5 giugno come data simbolica per richiamare governi, istituzioni, comunità e cittadini a una responsabilità comune: difendere l’ambiente significa difendere la vita. Oggi quella responsabilità è ancora più evidente. L’ambiente non è un argomento astratto, non è una parola da usare soltanto nei convegni o nelle campagne ufficiali: è l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il paesaggio che attraversiamo, il verde che resiste nelle città, il clima che cambia, la bellezza fragile che rischiamo di perdere senza accorgercene davvero.
Per la FANTACON PRODUCTION E.T.S. la cultura ha il dovere di non restare muta davanti a tutto questo. Cinema, televisione, teatro, musica, letteratura e fantascienza hanno spesso saputo raccontare mondi possibili, futuri luminosi o devastati, pianeti perduti, civiltà costrette a fare i conti con le proprie scelte. Non si tratta solo di intrattenere, ma di accendere domande, emozioni e consapevolezza. Anche per questo la FANTACON PRODUCTION E.T.S. ha portato nei teatri lo spettacolo “QUESTA È LA STORIA: LÀ DOVE C’ERA L’ERBA”, una produzione accolta con successo che intreccia ambiente, amore, bellezza e natura, trasformando il tema ecologico in racconto vivo, umano, musicale e teatrale. Ma il messaggio è più ampio: ogni forma d’arte può diventare uno specchio nel quale riconoscere ciò che stiamo facendo alla nostra casa comune. La Terra non è una scenografia, non è un fondale da consumare e sostituire, non è un pianeta di passaggio. È il luogo della nostra memoria, dei nostri affetti, delle nostre storie e del futuro di chi verrà dopo di noi. La Giornata Mondiale dell’Ambiente ci ricorda allora una verità semplice, ma severa: non basta commuoversi davanti alla bellezza della natura, bisogna imparare a custodirla. Perché un albero, un prato, un fiume, un cielo pulito non sono dettagli romantici del paesaggio: sono segni concreti di vita, promesse da mantenere, eredità da non tradire.