
«Ha toccato!». Per gli italiani la conquista della Luna è legata anche a queste due parole, pronunciate da Tito Stagno durante la lunga diretta Rai seguita da oltre 20 milioni di persone. Erano le 22:17 del 20 luglio 1969 quando il modulo lunare Eagle si posò nel Mare della Tranquillità. Neil Armstrong e Buzz Aldrin erano arrivati sulla Luna, mentre Michael Collins continuava a orbitare intorno al satellite a bordo del modulo di comando Columbia. La conferma giunse con la voce di Armstrong: «Houston, qui Base della Tranquillità. L’Eagle è atterrato». Apollo 11 era partito quattro giorni prima dal Kennedy Space Center, spinto nello spazio dal Saturn V. La missione doveva realizzare l’obiettivo indicato nel 1961 da John Fitzgerald Kennedy: portare un uomo sulla Luna e riportarlo sulla Terra entro la fine del decennio. Una sfida scientifica e tecnologica, ma anche politica, nel pieno della competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica.
Il programma aveva richiesto anni di lavoro e attraversato momenti drammatici, compreso l’incendio di Apollo 1 nel quale, nel 1967, erano morti gli astronauti Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee. Il momento più delicato di Apollo 11 fu la discesa dell’Eagle. Il computer di bordo cominciò a segnalare allarmi e il punto previsto per l’allunaggio apparve troppo accidentato. Armstrong intervenne sui comandi e proseguì alla ricerca di una zona meno rischiosa.
Quando il modulo si fermò, a Houston nessuno ebbe bisogno di spiegare che cosa fosse appena accaduto. L’uomo aveva raggiunto un altro mondo. Per vedere il primo passo fu necessario attendere ancora alcune ore. Erano le 2:56 del 21 luglio secondo l’ora universale e le 4:56 in Italia quando Armstrong scese dalla scaletta e appoggiò il piede sul terreno lunare. Negli Stati Uniti era ancora la sera del 20 luglio, ed è per questo che la missione viene ricordata universalmente in quella data. Poco dopo scese anche Aldrin. I due astronauti rimasero all’esterno per circa due ore e mezza, raccolsero oltre 21 chilogrammi di rocce e polvere, scattarono fotografie e sistemarono gli strumenti destinati a trasmettere dati alla Terra. Nelle stesse ore Collins continuava a girare intorno alla Luna da solo.
Il suo compito era meno visibile, ma decisivo: senza il ricongiungimento con il Columbia, Armstrong e Aldrin non sarebbero potuti tornare a casa. La Rai seguì l’impresa con una maratona di oltre 25 ore dallo studio di Via Teulada. Tito Stagno conduceva da Roma, Ruggero Orlando era collegato da Houston. Quella trasmissione segnò la storia della televisione italiana e portò nelle case un avvenimento che fino a pochi anni prima apparteneva alla letteratura fantastica. Armstrong e Aldrin lasciarono la superficie il 21 luglio, si riunirono a Collins e iniziarono il viaggio di ritorno. Apollo 11 ammarò nell’Oceano Pacifico il 24 luglio. La missione aprì la strada ad altri cinque allunaggi con equipaggio, l’ultimo dei quali avvenne con Apollo 17 nel dicembre 1972. Da allora nessun essere umano è più tornato sulla superficie lunare.
A 57 anni di distanza, Apollo 11 rimane una delle imprese centrali del Novecento: una vittoria americana nella corsa allo spazio, ma soprattutto il momento in cui la Luna smise di essere soltanto un punto luminoso nel cielo e diventò un luogo raggiunto dall’uomo.