BISBETICI D’ESTATE 2: I FAN DI ADRIANO CELENTANO SI RITROVANO TRA MUSICA, PRANZO E PASSIONE a cura del FAN CLUB “IL CELEBRE”

BISBETICI D’ESTATE 2: I FAN DI ADRIANO CELENTANO SI RITROVANO TRA MUSICA, PRANZO E PASSIONE a cura del FAN CLUB “IL CELEBRE”

Domenica 21 giugno, alle ore 12.30, tornano “Bisbetici d’Estate”, la seconda edizione del ritrovo estivo dedicato ai fan di Adriano Celentano, un appuntamento pensato per vivere insieme una giornata di pranzo, musica, canzoni, ricordi e passione celentaniana. L’iniziativa, promossa dal Fan Club Il Celebre con Your Célèbre TV e dalla Fantacon Productio E.T.S., conferma lo spirito conviviale e appassionato che unisce gli estimatori del Molleggiato: un’occasione per incontrarsi, cantare, sorridere, condividere emozioni e celebrare ancora una volta l’universo artistico di Adriano, fatto di ritmo, parole, ironia, sentimento e autenticità. Ospite speciale dell’evento sarà Paolo Menichini, in una giornata arricchita anche dalla presenza di rarità, memorabilia, poster, dischi e oggetti da collezione, per tutti coloro che vivono la passione per Celentano non solo come ricordo, ma come parte viva della propria storia personale. Sarà un pranzo tra amici, fan e appassionati, con musica e canzoni a fare da filo conduttore, nello stile allegro, familiare e coinvolgente che caratterizza il mondo del Celebre. Per informazioni e prenotazioni è possibile inviare un messaggio WhatsApp al 3314693986. Rettifica importante: a differenza di quanto indicato nella locandina, a causa delle alte temperature previste il raduno non si svolgerà all’aperto, ma presso i locali climatizzati del Cleo Caffè, con aria condizionata, in Via Nino Bixio 3 a Vittuone.

ANNUNCIATA LA NUOVA LIVE DEI TREK “MOVIE” FILES: STAR TREK IV – ROTTA VERSO LA TERRA a cura della Redazione

ANNUNCIATA LA NUOVA LIVE DEI TREK “MOVIE” FILES: STAR TREK IV – ROTTA VERSO LA TERRA a cura della Redazione

Giovedì 25 giugno 2026, alle ore 21:30, sul canale YouTube “IL MONDO DELLA FANTASCIENZA”, in collaborazione con lo STAR TREK ITALIAN CLUB “ALBERTO LISIERO”, arriva una nuova diretta dei “TREK MOVIE FILES”, il format dedicato ai film cinematografici di STAR TREK nato sulla scia del successo settimanale dei “TREK FILES”, l’appuntamento con la videoenciclopedia dedicata a STAR TREK – LA SERIE CLASSICA, condotto da KAPPA insieme a GABRIELLA CORDONE LISIERO e MARCELLO ROSSI. Dopo il fascino solenne di STAR TREK: THE MOTION PICTURE, la potenza drammatica de L’IRA DI KHAN e il ritorno emotivo di SPOCK in ALLA RICERCA DI SPOCK, il viaggio arriva ora al quarto film della saga: STAR TREK IV – ROTTA VERSO LA TERRA, titolo originale STAR TREK IV: THE VOYAGE HOME, diretto nel 1986 da LEONARD NIMOY.

A guidare la serata sarà KAPPA, volto e voce dei progetti legati a “IL MONDO DELLA FANTASCIENZA” e a “FANTACON Production E.T.S.”, conduttore, autore e divulgatore che da anni porta avanti un racconto della fantascienza popolare, riconoscibile e vicino al pubblico, tra dirette, format culturali, video e iniziative associative. Con lui in studio GABRIELLA CORDONE LISIERO, figura storica dello STAR TREK ITALIAN CLUB “ALBERTO LISIERO” e memoria preziosa del fandom trek italiano; MARCELLO ROSSI, autore, saggista e regista, presenza stabile dei “TREK FILES” e osservatore attento dell’universo narrativo di STAR TREK; e CLAUDIO SONEGO, membro dello STIC-AL, divulgatore e voce autorevole nel racconto della cultura trek in Italia. STAR TREK IV – ROTTA VERSO LA TERRA viene spesso ricordato come “il film delle balene”, il capitolo più brillante, più leggero e forse più immediatamente amato della saga classica, ma dietro il tono da commedia, il viaggio nel tempo e il piacere dell’incontro tra l’equipaggio dell’ENTERPRISE e la San Francisco degli anni Ottanta c’è una riflessione molto più profonda. Non c’è un grande nemico da abbattere, non c’è una battaglia spaziale risolutiva, non c’è il classico antagonista da sconfiggere: la minaccia nasce da una mancanza, da una voce che l’umanità ha lasciato scomparire. Nel futuro le balene megattere non esistono più, e proprio quella specie cancellata dal passato diventa improvvisamente indispensabile per salvare la Terra. È una delle intuizioni più forti di tutto STAR TREK: una civiltà può viaggiare tra le stelle, dominare la tecnologia, attraversare il tempo, ma resta fragile se ha dimenticato di ascoltare le forme di vita con cui condivide il proprio mondo. Le balene non sono soltanto un elemento narrativo suggestivo, ma una voce perduta, una memoria cancellata, il segno di una comunicazione spezzata tra l’uomo e la natura. Il film ci parla di futuro per chiederci conto del presente, ci fa sorridere per ricordarci che il progresso non basta se non è accompagnato da responsabilità, rispetto e consapevolezza.

Anche sul piano umano e psicologico ROTTA VERSO LA TERRA arriva in un momento decisivo del percorso cinematografico dell’equipaggio. KIRK e i suoi compagni non sono reduci da una semplice avventura, ma da una ferita: hanno perso l’ENTERPRISE, hanno salvato SPOCK, hanno disobbedito agli ordini, hanno pagato un prezzo e devono ancora fare i conti con le conseguenze delle proprie scelte. Eppure il quarto film non li inchioda al dramma, li rimette in movimento, li costringe a ricostruirsi come gruppo, quasi come una famiglia fuori posto in un’epoca che non appartiene loro. SPOCK, ancora sospeso tra logica e identità ritrovata, attraversa il film come qualcuno che deve reimparare non solo a pensare, ma anche a sentire; KIRK, senza la sua nave e senza le certezze di sempre, resta comandante perché sa tenere insieme gli altri; McCOY, SCOTTY, UHURA, SULU e CHEKOV diventano il cuore vivo di una storia che funziona perché il pubblico non vede soltanto personaggi, ma persone ormai entrate nella memoria collettiva. Arrivati al quarto film, i “TREK MOVIE FILES” entrano quindi in una tappa fondamentale: ROTTA VERSO LA TERRA chiude idealmente l’arco emotivo aperto con L’IRA DI KHAN e proseguito con ALLA RICERCA DI SPOCK, ma dimostra anche che STAR TREK può cambiare registro senza perdere anima, può diventare commedia senza diventare superficiale, può parlare di ecologia senza trasformarsi in predica, può essere cinema popolare e insieme pensiero sul destino dell’uomo. La collaborazione tra “FANTACON Production E.T.S.”, “IL MONDO DELLA FANTASCIENZA” e lo STAR TREK ITALIAN CLUB “ALBERTO LISIERO” conferma la volontà di costruire appuntamenti accessibili ma non banali, capaci di unire passione, memoria, competenza e divulgazione. I “TREK MOVIE FILES” portano sul grande schermo la stessa idea dei “TREK FILES”: seguire STAR TREK con ordine, profondità e amore per il racconto, senza ridurlo a una semplice chiacchierata nostalgica. L’appuntamento è dunque per giovedì 25 giugno 2026, alle ore 21:30, in diretta su “IL MONDO DELLA FANTASCIENZA”, per una nuova serata dei “TREK MOVIE FILES” dedicata a STAR TREK IV – ROTTA VERSO LA TERRA: un film che parte dalle stelle, torna sul nostro pianeta e ci ricorda che il futuro, prima ancora di essere conquistato, va meritato.

Diretta giovedì 25 giugno 2026 ore 21.30 su questo Link:

LA SAGA DEL PROFESSOR CHALLENGER ARRIVA SU “IL MONDO DELLA FANTASCIENZA” a cura della Redazione

LA SAGA DEL PROFESSOR CHALLENGER ARRIVA SU “IL MONDO DELLA FANTASCIENZA” a cura della Redazione

Sul canale YouTube Il Mondo della Fantascienza, progetto culturale di FANTACON Production E.T.S., è in fase di produzione una saga di audiolibri dedicata al Professor Challenger, uno dei personaggi più affascinanti creati da Arthur Conan Doyle. Alcuni titoli sono già disponibili, altri arriveranno successivamente, e l’invito è a seguire il canale, iscriversi e accompagnare passo dopo passo questo viaggio nelle origini della fantascienza d’avventura attraverso le letture di Filomeno Pasqui. Conan Doyle non è stato soltanto il padre di Sherlock Holmes: nella sua opera vive anche George Edward Challenger, scienziato geniale, ruvido, provocatorio, spesso insopportabile, ma capace di incarnare come pochi altri il desiderio di spingersi oltre i confini del sapere ufficiale.

Challenger non ha la freddezza elegante di Holmes, non possiede il suo controllo e non cerca di conquistare il lettore con simpatia; è eccessivo, arrogante, impulsivo, ma proprio per questo straordinariamente vivo. La sua avventura comincia nel 1912 con “Il mondo perduto”, romanzo destinato a segnare l’immaginario della narrativa fantastica moderna: un altopiano isolato del Sud America, creature preistoriche, dinosauri, forme di vita credute estinte e un gruppo di uomini costretti a misurarsi con una realtà molto più vasta delle proprie certezze. Accanto a Challenger ci sono Edward Malone, Lord John Roxton e il Professor Summerlee, compagni di un viaggio che non è soltanto geografico, ma anche mentale, perché Doyle racconta l’esplorazione come sfida alle convinzioni del proprio tempo. Nel 1913 arriva “La nube avvelenata”, secondo capitolo del ciclo, e il registro cambia completamente: non più giungle, spedizioni e territori remoti, ma una minaccia cosmica che sembra avvolgere la Terra e mettere in discussione la sopravvivenza stessa dell’umanità. È un romanzo più cupo, concentrato, quasi claustrofobico, sorprendentemente moderno nel raccontare la fragilità della civiltà davanti a forze immensamente più grandi dell’uomo. Il percorso prosegue poi con “La terra della nebbia”, “Quando la Terra urlò” e “La macchina disintegratrice”, opere diverse tra loro nelle quali Doyle utilizza Challenger per attraversare mistero, speculazione scientifica, spiritismo, tecnologia e inquietudini del suo tempo. La saga non segue una formula fissa: cambia tono, sperimenta, si sposta da un territorio narrativo all’altro, e proprio per questo resta ancora oggi interessante. In queste opere si trovano mondi perduti, minacce globali, esperimenti impossibili, invenzioni inquietanti e domande ancora attuali sul rapporto tra scienza, uomo e ignoto. Il Professor Challenger rappresenta la curiosità spinta fino all’ostinazione, il rifiuto delle verità già confezionate, la convinzione che la conoscenza debba sempre rischiare qualcosa. Per questo il suo ciclo occupa un posto importante nella storia della letteratura fantastica e fantascientifica, come ponte tra l’avventura classica e molte idee che diventeranno centrali nella fantascienza successiva. Gli audiolibri della saga del Professor Challenger, letti da Filomeno Pasqui, sono pubblicati e in corso di pubblicazione sul canale YouTube Il Mondo della Fantascienza, progetto culturale di FANTACON Production E.T.S.: alcuni titoli sono già disponibili, altri arriveranno prossimamente, e per non perdere le nuove uscite l’invito è a iscriversi al canale e continuare insieme questo viaggio nelle origini della meraviglia scientifica e dell’avventura fantastica.

IL PRIMO LIBRO STAMPATO DELLA STORIA NON È LA BIBBIA DI GUTENBERG a cura di Gabrio Poggi

IL PRIMO LIBRO STAMPATO DELLA STORIA NON È LA BIBBIA DI GUTENBERG a cura di Gabrio Poggi

Se chiedessimo a cento persone quale sia stato il primo libro stampato della storia, probabilmente la maggior parte risponderebbe: la Bibbia di Gutenberg. È comprensibile, perché quel volume resta uno dei simboli assoluti della nascita della stampa moderna in Europa. Eppure la risposta corretta è un’altra, e ci porta molto più lontano, nella Cina del IX secolo. Lì, l’11 maggio dell’868 d.C., veniva realizzato quello che oggi è considerato il più antico libro stampato completo e datato giunto fino a noi: il Sutra del Diamante, un testo sacro buddhista prodotto attraverso la stampa xilografica, cioè con matrici di legno incise, inchiostrate e poi impresse sulla carta.

La sua storia è affascinante perché ribalta una convinzione molto diffusa. Quando il Sutra del Diamante veniva stampato, in Europa i libri erano ancora manoscritti copiati uno ad uno dagli amanuensi, spesso nei monasteri, con tempi lunghissimi e costi altissimi. In Oriente, invece, esistevano già tecniche capaci di riprodurre testi in più copie, rendendo il sapere meno fragile e meno dipendente da una sola mano. Il volume fu riscoperto all’inizio del Novecento nelle grotte di Dunhuang, lungo l’antica Via della Seta, e oggi è conservato presso la British Library di Londra, dove rappresenta una delle testimonianze più preziose della storia del libro. Questo naturalmente non toglie nulla alla Bibbia di Gutenberg. Johannes Gutenberg, intorno alla metà del Quattrocento, introdusse in Europa la stampa a caratteri mobili metallici e aprì una stagione completamente nuova per la cultura occidentale. Da quel momento i libri poterono circolare più velocemente, le idee viaggiare con più forza, la conoscenza uscire progressivamente dai luoghi chiusi del privilegio. Ma il primato del primo libro stampato conosciuto appartiene al Sutra del Diamante. Ed è forse proprio questo il dettaglio più bello: la storia della stampa non nasce da un solo uomo e da un solo luogo, ma da un lungo cammino dell’umanità per salvare le parole dal tempo.

Dai blocchi di legno della Cina imperiale ai caratteri mobili di Gutenberg, fino alle pagine digitali che leggiamo oggi, cambia la tecnologia, ma resta identico il bisogno: lasciare una traccia, trasmettere un pensiero, permettere a qualcuno, anche secoli dopo, di leggere ancora.

HORMUZ, QUELLO STRETTO CHE I LETTORI DI JULES VERNE AVEVANO GIÀ INCONTRATO a cura  di Kappa

HORMUZ, QUELLO STRETTO CHE I LETTORI DI JULES VERNE AVEVANO GIÀ INCONTRATO a cura di Kappa

Fino a qualche mese fa, per molti, Hormuz era soltanto un nome lontano: uno di quei punti sulla carta geografica che esistono, ma restano fuori dalle conversazioni di tutti i giorni. Poi è rimbalzato ovunque, trascinato dalla guerra tra Stati Uniti e Iran e soprattutto dal timore che Teheran possa minacciare o bloccare lo stretto, uno dei passaggi marittimi più delicati del pianeta, attraversato ogni giorno da petroliere e traffici energetici fondamentali per l’economia mondiale. Notiziari, giornali online, dichiarazioni dei governi e commenti degli analisti lo hanno riportato al centro della scena. Ogni giorno proclami, aperture, previsioni di una fine imminente delle ostilità; ogni giorno, puntualmente, la realtà sembra smentire quelle previsioni. Così lo Stretto di Hormuz, passaggio tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman, è diventato uno dei luoghi più citati della politica internazionale. Per i lettori di Jules Verne, però, quel nome non arriva del tutto nuovo. O meglio: arriva con una grafia diversa.

Verne lo chiamava Ormuz e lo inserì in uno dei suoi romanzi meno conosciuti, Le mirabolanti avventure di Mastro Antifer, pubblicato nel 1894. La storia prende avvio da un tesoro nascosto da un ricco pascià egiziano e da alcuni documenti misteriosi che finiscono nelle mani di Pierre Antifer, burbero marinaio bretone di Saint-Malo. Da lì nasce una caccia fatta di coordinate, indizi, rotte da inseguire e luoghi lontani, dove la geografia non è un semplice sfondo ma il vero motore dell’avventura. Non serve raccontare di più, per non togliere al lettore il piacere della scoperta. Basta sapere che, tra quei nomi segnati sulle mappe e inseguiti dai protagonisti, compare anche il “détroit d’Ormuz”, lo Stretto di Ormuz. È un dettaglio piccolo, ma oggi suona diverso. Perché Hormuz, nelle cronache contemporanee, è diventato una parola carica di petrolio, diplomazia, minacce e tensioni militari. In Verne, invece, Ormuz conserva ancora il fascino di un passaggio marittimo da individuare, attraversare, immaginare. Non un titolo d’allarme, ma una coordinata d’avventura. E forse sta proprio qui il cortocircuito più interessante: lo stesso nome che oggi fa tremare i mercati e preoccupa le cancellerie, in un romanzo dell’Ottocento apparteneva ancora al linguaggio del viaggio.

Prima che la geopolitica lo trasformasse in una miccia, Ormuz era già una soglia: non verso la guerra, ma verso l’ignoto.