La parola “robot” è ormai parte della vita quotidiana. La usiamo per indicare macchine industriali, automi, assistenti artificiali e creature della fantascienza, ma la sua storia cominciò più di un secolo fa in un’opera teatrale. A introdurla nel linguaggio universale fu Karel Čapek, scrittore, drammaturgo e giornalista ceco che seppe riconoscere con straordinario anticipo le inquietudini di un mondo dominato dalla produzione, dalla tecnologia e dalla progressiva perdita di responsabilità dell’uomo. Nato il 9 gennaio 1890 a Malé Svatoňovice, nella Boemia allora appartenente all’Impero austro-ungarico, Čapek studiò filosofia, estetica e storia dell’arte, conseguendo il dottorato all’Università Carolina di Praga. Fu romanziere, autore teatrale, saggista, traduttore, fotografo e, dal 1921 fino alla morte, giornalista del quotidiano Lidové noviny. Attraverso articoli, racconti, romanzi e opere teatrali partecipò intensamente alla vita culturale e politica della Cecoslovacchia, diventando una delle voci più autorevoli dell’Europa tra le due guerre. La sua scrittura riusciva a essere accessibile senza rinunciare alla profondità, capace di partire da un’invenzione fantastica per interrogare il presente e mettere il lettore davanti alle proprie responsabilità.
Il suo nome entrò nella storia nel 1920 con R.U.R. – I robot universali di Rossum. Čapek cercava una parola per definire gli esseri artificiali creati per lavorare al posto degli uomini. Fu il fratello Josef, pittore e scrittore, a suggerirgli il termine “robot”, derivato dal ceco robota, parola legata al lavoro obbligatorio, alla fatica e alla servitù. Karel lo inserì nel dramma, gli diede forza narrativa e lo rese celebre in tutto il mondo. Per questo l’origine del vocabolo appartiene a entrambi: Josef ebbe l’intuizione linguistica, Karel trasformò quella parola in uno dei concetti fondamentali dell’immaginario moderno. I robot di R.U.R. non erano macchine metalliche simili a quelle che il cinema e la televisione avrebbero successivamente reso popolari. Erano esseri artificiali dall’aspetto umano, prodotti in serie e privati di emozioni affinché potessero lavorare senza stancarsi, soffrire o ribellarsi. La loro rivolta non rappresentava soltanto un’efficace invenzione fantascientifica. Čapek metteva in discussione una società disposta a trasformare l’uomo in uno strumento e a considerare il progresso tecnico più importante della dignità, della libertà e della coscienza. Aveva intuito che il vero pericolo non sarebbe arrivato necessariamente dalle macchine, ma dall’uso che gli esseri umani avrebbero scelto di farne. Ridurre Čapek all’autore che portò la parola “robot” nel vocabolario mondiale sarebbe tuttavia ingiusto. In Krakatit immaginò un esplosivo dalla potenza incontrollabile; ne La fabbrica dell’Assoluto descrisse un’invenzione capace di sconvolgere la società; nella Guerra delle salamandre raccontò un’umanità che sfrutta una specie intelligente fino a preparare la propria catastrofe. Nella pièce L’affare Makropulos affrontò invece il desiderio dell’immortalità e il prezzo di una vita privata del proprio limite naturale. Opere nelle quali la fantascienza, l’allegoria e la satira diventano strumenti di osservazione politica e morale. Dietro le invenzioni impossibili e gli scenari apocalittici, Čapek parlava sempre dell’uomo, della sua avidità, del fanatismo e della tentazione di affidare la propria responsabilità a una macchina, a un sistema o a un’autorità.
La sua influenza attraversò rapidamente i confini della letteratura e arrivò anche nell’universo di Star Trek. In Requiem per Matusalemme, episodio della terza stagione della serie classica trasmesso nel 1969, Kirk, Spock e McCoy incontrano Flint, un uomo che nasconde un’esistenza millenaria, e la giovane Rayna Kapec, interpretata da Louise Sorel. Rayna appare come una donna colta, sensibile e affascinante, ma si scopre essere l’ultima di una serie di androidi costruiti da Flint affinché diventasse la sua compagna. Il nome del personaggio non fu scelto casualmente. Secondo la Star Trek Encyclopedia, Rayna Kapec venne chiamata così proprio in omaggio a Karel Čapek: “Kapec” è infatti un anagramma del cognome dello scrittore, ottenuto riordinandone le lettere. Il riferimento è particolarmente significativo perché Rayna non è un semplice automa al servizio del proprio creatore. L’incontro con Kirk fa emergere in lei emozioni, desideri e capacità di scelta, riportando al centro la stessa domanda che attraversava l’opera di Čapek: che cosa distingue davvero un essere umano da una creatura artificiale? Non il corpo, non l’origine e forse neppure l’intelligenza, ma la possibilità di provare sentimenti, scegliere liberamente e diventare responsabili della propria esistenza. Il legame tra Rayna Kapec e Karel Čapek è stato approfondito anche nell’episodio #76 dei “TREK FILES”, dedicato proprio a REQUIEM PER MATUSALEMME. Nel programma del canale YouTube IL MONDO DELLA FANTASCIENZA, Gabriella Cordone Lisiero, Marcello Rossi e Kappa analizzano l’episodio, i suoi riferimenti culturali e il significato del personaggio di Rayna, soffermandosi anche sull’omaggio allo scrittore che aveva introdotto nel mondo la parola “robot”. Un collegamento tutt’altro che marginale: attraverso quel nome, Star Trek riconosceva apertamente il proprio debito verso uno dei padri della fantascienza moderna.
Convinto democratico e amico del presidente Tomáš Garrigue Masaryk, Čapek si oppose apertamente al fascismo, al nazismo e a ogni forma di totalitarismo. Negli ultimi anni della sua vita divenne uno dei principali bersagli della propaganda nazionalista. Morì di polmonite a Praga il 25 dicembre 1938, a soli quarantotto anni, poche settimane dopo la Conferenza di Monaco e pochi mesi prima dell’occupazione tedesca della Cecoslovacchia. La morte gli evitò di assistere direttamente alla tragedia che aveva temuto e denunciato, mentre suo fratello Josef sarebbe stato arrestato dai nazisti e sarebbe morto nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Karel Čapek riposa nel celebre cimitero monumentale di Vyšehrad, a Praga, considerato il pantheon della cultura nazionale ceca e luogo di sepoltura di alcuni dei più importanti artisti, musicisti e scrittori del Paese. È lì che si conclude la storia dell’uomo che seppe guardare oltre il proprio tempo, ma non quella delle sue idee. La parola che contribuì a creare gli è sopravvissuta ed è diventata il simbolo di una rivoluzione tecnologica che aveva previsto quando ancora non esistevano computer, automi industriali o intelligenze artificiali.
Ogni volta che diciamo “robot”, continuiamo dunque a pronunciare una parola nata dall’immaginazione e dall’inquietudine di Karel Čapek.
GUARDA I DUEVIDEO CORRELATI
TREK FILES #76 – REQUIEM PER MATUSALEMME Gabriella Cordone Lisiero, Marcello Rossi e Kappa analizzano l’episodio della serie classica e il legame tra Rayna Kapec e Karel Čapek.
KAREL ČAPEK: LA TOMBA NEL CIMITERO DI VYŠEHRAD A PRAGA Uno short realizzato nel luogo in cui riposa lo scrittore che diede al mondo la parola “robot”.
Cinquant’anni dopo gli eventi di BLADE RUNNER 2049, Los Angeles è rinata. Ma non per mano dell’umanità. PRIME VIDEO ha presentato al SAN DIEGO COMIC-CON il primo teaser ufficiale di BLADE RUNNER 2099, la serie limitata che riporterà sullo schermo uno degli universi più influenti della fantascienza.
Le immagini mostrano una città ancora segnata dalla guerra e governata da un nuovo equilibrio di potere. Nel mezzo secolo trascorso dal film di DENIS VILLENEUVE, i replicanti si sono ribellati, hanno vinto il conflitto e sono diventati la classe dominante, mentre gli esseri umani vivono ormai ai margini della società.
Al centro della storia troviamo Cora, interpretata da HUNTER SCHAFER, una fuggitiva che, nel tentativo estremo di smettere di nascondersi, assume una nuova identità: quella di una Blade Runner. Il suo destino si incrocia con quello di Olwen, interpretata da MICHELLE YEOH, una replicante alla quale restano soltanto pochi giorni di vita. Costrette a collaborare, le due donne dovranno rintracciare un fuggitivo in possesso di una verità capace di distruggere il fragile ordine della città.
Il teaser promette di conservare l’anima noir e le domande filosofiche che hanno reso immortale la saga: che cosa significa essere umani? Dove termina la memoria e comincia l’identità? E che cosa accade quando l’umanità non rappresenta più il centro del mondo?
La showrunner SILKA LUISA, già autrice di SHINING GIRLS, ha spiegato che la serie riprenderà elementi non soltanto dai due film, ma anche dal romanzo di PHILIP K. DICK Il cacciatore di androidi, ampliando la storia e osservandola maggiormente dal punto di vista dei replicanti. Anche l’estetica subirà un’evoluzione: alla pioggia notturna del film di RIDLEY SCOTT e ai paesaggi freddi di BLADE RUNNER 2049 si aggiungerà quello che la produzione definisce uno “sunshine noir”, un futuro caldo, luminoso e apparentemente vitale, ma non meno inquietante.
RIDLEY SCOTT e MICHAEL GREEN figurano tra i produttori esecutivi, mentre JONATHAN VAN TULLEKEN, già regista di SHŌGUN, ha diretto i primi due episodi. Nel cast compaiono anche DIMITRI ABOLD, LEWIS GRIBBEN, MATTHEW NEEDHAM, TOM BURKE e l’italiano MAURIZIO LOMBARDI.
BLADE RUNNER 2099 sarà composta da otto episodi, pubblicati contemporaneamente su PRIME VIDEO il 25 novembre 2026 in oltre 240 Paesi e territori. Il futuro della saga sta per cominciare. E, questa volta, gli esseri umani non sembrano più averne il controllo.
Il TARDIS è pronto a materializzarsi sul canale YouTube IL MONDO DELLA FANTASCIENZA. Domani, giovedì 23 luglio 2026 alle ore 21.30, arriva in diretta FANTA-LIVE SPECIAL #20, un nuovo appuntamento interamente dedicato a DOCTOR WHO, la leggendaria serie britannica che da oltre sessant’anni conduce milioni di spettatori attraverso il tempo, lo spazio e mondi sempre diversi. Nato sul piccolo schermo il 23 novembre 1963, DOCTOR WHO racconta le avventure del Dottore, un Signore del Tempo proveniente dal pianeta Gallifrey, capace di viaggiare nell’universo a bordo del TARDIS, la straordinaria macchina spazio-temporale che all’esterno conserva l’aspetto di una cabina blu della polizia britannica. Il segreto della longevità della serie risiede anche nella rigenerazione: quando è vicino alla morte, il Dottore può cambiare corpo, volto e personalità senza perdere la propria identità.
Un’intuizione narrativa che ha permesso alla saga di rinnovarsi continuamente, attraversando epoche, linguaggi televisivi e generazioni di appassionati. I numeri restituiscono le dimensioni di un fenomeno senza uguali. Ad oggi, dopo l’ultima stagione conclusa nel 2025, la serie principale ha raggiunto 892 episodi, 319 storie e 41 stagioni regolari. Il conteggio comprende le 26 stagioni dell’era classica, trasmesse dal 1963 al 1989 per un totale di 695 episodi; il film televisivo del 1996; le 13 stagioni della serie rilanciata tra il 2005 e il 2022, formate da 175 episodi compresi gli speciali; e le due stagioni più recenti, presentate ufficialmente dalla BBC come SEASON 1 e SEASON 2, insieme agli speciali trasmessi dal 2023 al 2024. Un universo popolato da compagni di viaggio indimenticabili e avversari entrati nella storia della fantascienza, dai Dalek ai Cybermen fino al Maestro.
A guidare il pubblico in questo viaggio sarà, come sempre, KAPPA, affiancato in studio da tre fra i più autorevoli opinionisti e saggisti italiani dell’universo di DOCTOR WHO: GABRIELLA CORDONE LISIERO, DANIELE ROCCATI e GIUSEPPE TURDO. Insieme ripercorreranno la storia, le incarnazioni, i personaggi, i nemici e le grandi trasformazioni di una serie che ha saputo fare della fantascienza uno strumento per parlare anche di umanità, memoria, responsabilità e speranza.
Il FANTA-LIVE SPECIAL #20: DOCTOR WHO è in diretta giovedì 23 luglio 2026 alle ore 21.30 sul canale YouTube IL MONDO DELLA FANTASCIENZA. Per accedere al canale, seguire la trasmissione e attivare il promemoria: CLICCA QUI
Giovedì 23 luglio 2026 alle 21.30, il FANTA-LIVE SPECIAL #20 racconta DOCTOR WHO in diretta sul canale YouTube IL MONDO DELLA FANTASCIENZA, con KAPPA, GABRIELLA CORDONE LISIERO, DANIELE ROCCATI e GIUSEPPE TURDO.
Prossimamente sul canale YouTube IL MONDO DELLA FANTASCIENZA saranno disponibili tre nuovi audiolibri dedicati alla celebre Trilogia dei Grisha di Leigh Bardugo, uno per ciascuno dei romanzi che compongono il ciclo narrativo di Alina Starkov. La lettura sarà affidata, come sempre, a Filomeno Pasqui, voce degli audiolibri del canale, che accompagnerà il pubblico attraverso l’intera saga. Il primo appuntamento sarà con TENEBRE E OSSA, seguito da ASSEDIO E TEMPESTA e, infine, da ROVINA E ASCESA. Tre audiolibri distinti, quindi, per seguire integralmente una delle saghe fantasy più conosciute degli ultimi anni, ambientata nel regno immaginario di Ravka e divenuta il punto di partenza del vasto universo narrativo conosciuto come Grishaverse.
La protagonista è Alina Starkov, una giovane orfana cresciuta insieme all’amico d’infanzia Malyen Oretsev, chiamato Mal. I due servono nell’esercito di Ravka, una nazione indebolita dalla guerra e divisa dalla Faglia d’Ombra, una sterminata distesa di oscurità popolata da creature mostruose e capace di separare fisicamente il Paese in due parti. Durante un pericoloso attraversamento della Faglia, Alina manifesta un potere straordinario rimasto fino a quel momento nascosto. Da semplice cartografa dell’esercito viene improvvisamente condotta nel mondo dei Grisha, uomini e donne in grado di manipolare la materia attraverso quella che nei romanzi viene definita Piccola Scienza.
Il primo audiolibro, TENEBRE E OSSA, introdurrà gli ascoltatori nel mondo di Ravka e seguirà la scoperta delle capacità di Alina, il suo ingresso tra i Grisha e il difficile confronto con una realtà nella quale potere, prestigio e pericolo sono strettamente legati. Al centro della vicenda emerge anche la figura del Darkling, comandante della Seconda Armata e personaggio tra i più affascinanti e ambigui dell’intera saga. Senza anticipare gli sviluppi della storia, il romanzo racconta soprattutto il percorso di una giovane donna abituata a sentirsi fuori posto, improvvisamente trasformata in una possibile speranza per un intero regno. Alina non è un’eroina già sicura delle proprie capacità, ma una protagonista fragile, contraddittoria e costretta a comprendere quanto sia difficile distinguere i propri desideri dalle aspettative degli altri.
Il viaggio proseguirà nel secondo audiolibro, ASSEDIO E TEMPESTA, nel quale il mondo narrativo si amplia e il conflitto assume una dimensione sempre più politica e militare. Nuovi personaggi, nuove alleanze e nuovi pericoli entrano nella storia, mentre il ruolo di Alina diventa progressivamente più complesso. La ragazza non viene più considerata soltanto per ciò che è, ma per il simbolo che potrebbe rappresentare. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti della trilogia: il modo in cui il potere modifica non soltanto chi lo possiede, ma anche lo sguardo di chi gli sta intorno. Nel corso della saga Alina viene osservata come una possibile salvatrice, come una minaccia, come uno strumento politico e come una figura capace di raccogliere speranze e paure collettive.
Il terzo audiolibro, ROVINA E ASCESA, porterà a compimento il percorso della protagonista e chiuderà la trilogia. Il romanzo conclusivo raccoglie i temi sviluppati nei due capitoli precedenti e conduce i personaggi verso decisioni definitive, nelle quali ogni scelta comporta conseguenze personali e collettive. La forza della saga non dipende soltanto dalle battaglie, dai poteri e dagli intrighi, ma soprattutto dalle domande che accompagnano la crescita di Alina: quanto può cambiare una persona prima di perdere se stessa? Qual è il prezzo del potere? È possibile diventare il simbolo di un’intera nazione senza essere schiacciati dalle aspettative degli altri?
Uno degli elementi che rendono immediatamente riconoscibile la Trilogia dei Grisha è la sua ambientazione. Leigh Bardugo ha scelto di non costruire il consueto mondo fantasy ispirato all’Europa medievale, ma ha creato Ravka prendendo spunto dall’estetica, dalle uniformi, dalle architetture e dalle tensioni sociali della Russia imperiale. La scrittrice ha raccontato di aver trovato una parte importante dell’ispirazione osservando un vecchio atlante dell’Impero russo in una libreria dell’usato. Le mappe, le rotte commerciali, i confini instabili e l’immensità di quei territori contribuirono alla nascita di un regno immaginario attraversato dalla guerra e diviso da profonde fratture interne. Bardugo ha definito scherzosamente questa particolare atmosfera con il termine “tsarpunk”, un’espressione che unisce l’immaginario legato agli zar a una rilettura fantastica e moderna. Ravka non rappresenta infatti una riproduzione storica della Russia, ma un mondo autonomo, nel quale palazzi, eserciti, superstizioni, tradizioni religiose e poteri straordinari convivono in un equilibrio instabile. Anche la Faglia d’Ombra nasce da un’intuizione semplice ma particolarmente efficace. L’autrice si domandò che cosa sarebbe accaduto se il buio, spesso utilizzato nel fantasy come metafora del male e della paura, fosse diventato un vero luogo fisico da attraversare. Da questa idea nacque una delle ambientazioni più suggestive della saga: una distesa priva di luce, popolata da creature letali e capace di condizionare il destino politico, economico e militare di Ravka.
Un’altra particolarità riguarda i Grisha. Non vengono descritti come maghi nel senso tradizionale del termine, ma come persone in grado di intervenire sulla materia attraverso la Piccola Scienza. Alcuni controllano elementi naturali come il fuoco, l’acqua e l’aria, altri agiscono sul corpo umano, sui metalli, sui tessuti o sulle sostanze. Questo sistema permette alla saga di presentare i poteri come capacità sottoposte a regole precise e non come una magia priva di limiti. La Trilogia dei Grisha rappresenta soltanto il primo grande capitolo del Grishaverse. Dopo la storia di Alina Starkov, Leigh Bardugo ha ampliato questo universo con la duologia di SEI DI CORVI e con quella iniziata da IL RE DELLE CICATRICI, introducendo nuovi protagonisti e sviluppando ulteriormente le conseguenze politiche e sociali degli eventi narrati nei primi tre romanzi.
La saga ha raggiunto una popolarità ancora maggiore grazie alla serie televisiva SHADOW AND BONE, che ha riunito personaggi provenienti da differenti cicli letterari del Grishaverse. La serie ha tuttavia modificato diversi elementi della cronologia originale, mentre i tre romanzi dedicati ad Alina restano il punto di partenza naturale per conoscere l’universo creato da Leigh Bardugo. La forma dell’audiolibro si presta particolarmente bene a una storia costruita su atmosfere oscure, conflitti interiori, battaglie e personaggi dominati da desideri contrastanti. La narrazione permette di seguire da vicino i pensieri di Alina, mentre la voce restituisce forza alla tensione della Faglia, ai dialoghi, alle paure e alle ambiguità che attraversano l’intera saga.
L’interpretazione di Filomeno Pasqui accompagnerà gli ascoltatori in tutti e tre gli audiolibri, offrendo continuità alla vicenda e permettendo al pubblico di seguire l’evoluzione dei personaggi dall’inizio alla conclusione della trilogia.
Sul canale YouTube IL MONDO DELLA FANTASCIENZA arriveranno quindi, prossimamente, tre audiolibri completi: TENEBRE E OSSA, ASSEDIO E TEMPESTA e ROVINA E ASCESA.
Tre romanzi, tre audiolibri e un unico grande viaggio attraverso le ombre, i segreti e i poteri del Grishaverse, letto dalla voce di Filomeno Pasqui.
Quarant’anni fa Aliens arrivava nei cinema statunitensi raccogliendo l’eredità di un film già considerato difficilmente eguagliabile. Oggi Aliens – Scontro finale è ricordato come uno dei pochi sequel capaci di conquistare una posizione autonoma nella storia del cinema. James Cameron, reduce dal successo di Terminator, evitò di imitare l’Alien diretto da Ridley Scott nel 1979. Il primo film aveva portato l’orrore nello spazio, chiudendo un equipaggio civile nei corridoi della Nostromo con una creatura quasi invisibile. Cameron cambiò impostazione: un solo alieno diventò un esercito, la fuga si trasformò in assedio e al posto dei lavoratori arrivarono i Colonial Marines. Anche il passaggio dal singolare al plurale annunciava un film diverso. La storia ritrova Ellen Ripley cinquantasette anni dopo la distruzione della Nostromo.
Recuperata mentre si trova ancora in ipersonno, scopre che il suo racconto non è mai stato preso davvero sul serio e che LV-426, il luogo del primo incontro con lo xenomorfo, è stato colonizzato. Quando dalla colonia non arrivano più comunicazioni, Ripley accetta di tornarvi insieme a una squadra militare. Sul posto i Marines trovano edifici deserti, tracce di combattimento e una sola superstite, la piccola Newt. Scoprono poi che lo xenomorfo non è una creatura isolata, ma parte di una specie organizzata attorno a una Regina. Cameron lascia trascorrere quasi un’ora prima di mostrare l’attacco. Quando l’azione esplode, il film non perde la tensione costruita fino a quel momento: i rilevatori di movimento segnalano presenze sempre più vicine, i corridoi diventano trappole e la sicurezza dei militari crolla in pochi minuti. Il personaggio che tiene insieme il racconto resta Ripley. Sigourney Weaver non interpreta una combattente senza paura, ma una donna che decide di tornare nel luogo del proprio trauma. Il legame con Newt le offre una ragione personale per affrontare nuovamente le creature e prepara il confronto finale con la Regina, altra figura materna pronta a difendere la propria discendenza.
Per questa interpretazione Weaver ottenne la candidatura all’Oscar come migliore attrice protagonista, un risultato insolito per la fantascienza e l’horror dell’epoca. Aliens ricevette in tutto sette candidature e vinse due premi, per gli effetti visivi e per il montaggio degli effetti sonori. Molto del suo impatto nasce da un futuro costruito con mezzi reali, miniature, costumi e strutture meccaniche. La Regina aliena, progettata da Cameron e realizzata dalla squadra di Stan Winston, era una grande macchina scenica manovrata da più operatori. La fotografia di Adrian Biddle, il montaggio di Ray Lovejoy e la musica di James Horner completarono un film tecnicamente imponente, realizzato prima che la grafica digitale diventasse dominante. Ma Aliens non vive soltanto di azione. I Marines arrivano su LV-426 convinti che tecnologia e potenza di fuoco siano sufficienti per controllare il territorio: un richiamo evidente all’esperienza americana in Vietnam. Carter Burke e la compagnia Weyland-Yutani introducono invece un pericolo più vicino allo spettatore, quello di un sistema economico disposto a sacrificare vite umane pur di trasformare lo xenomorfo in un’arma o in una risorsa. Persino l’androide Bishop, inizialmente temuto da Ripley, dimostra maggiore lealtà di molti uomini.
Il film fissò immagini e meccanismi narrativi poi ripresi dal cinema, dalla televisione e dai videogiochi: la squadra militare destinata a disgregarsi, la missione di recupero che diventa una lotta per la sopravvivenza, i sensori, la nave da sbarco e il conto alla rovescia finale. Soprattutto dimostrò che un seguito poteva rispettare l’originale senza copiarlo. La saga proseguì con Alien³, Alien – La clonazione, Prometheus, Alien: Covenant e Alien: Romulus, oltre ai film incrociati con Predator, ai romanzi, ai fumetti e ai videogiochi. Nel 2025 è arrivata anche la discussa (e discutibile) serie televisiva Alien: Earth. In questo lungo percorso Aliens rimane il capitolo che ha trasformato la storia iniziata da Ridley Scott in un universo narrativo.
Dopo quarant’anni continua a funzionare perché dietro gli xenomorfi, le armi e le astronavi racconta questioni molto concrete: il trauma, l’avidità, l’uso della forza e la responsabilità di scegliere chi proteggere.
Hugo Gernsback non fu soltanto un editore, uno scrittore o un inventore. Fu tutte queste cose contemporaneamente, spesso con un entusiasmo incontenibile e con una capacità quasi istintiva di trasformare ogni nuova tecnologia in un progetto, una rivista o un’occasione commerciale. Nato Hugo Gernsbacher il 16 agosto 1884 a Bonnevoie, allora parte del comune di Hollerich e oggi quartiere di Città del Lussemburgo, manifestò fin da ragazzo una profonda attrazione per l’elettricità. Secondo i suoi ricordi, tutto cominciò con un piccolo apparecchio ricevuto in dono: una batteria, alcuni fili e un campanello elettrico capace di produrre scintille. A quel ragazzo sembrò di avere davanti non un semplice giocattolo, ma l’ingresso verso il futuro. Studiò materie tecniche a Bingen, in Germania, e nel 1904 partì per gli Stati Uniti con il progetto di proporre una batteria a secco di propria concezione.
Non sarebbe diventato l’inventore destinato a modificare da solo il corso della tecnologia, ma avrebbe imparato presto a riconoscere il futuro, a raccontarlo e soprattutto a venderlo. Una volta stabilitosi a New York, Gernsback fondò con un socio la Electro Importing Company, attraverso la quale importava dall’Europa componenti elettrici e parti per apparecchi radio, vendendoli per corrispondenza a tecnici, sperimentatori e semplici appassionati. I cataloghi dell’azienda non si limitavano a elencare prodotti e prezzi: contenevano spiegazioni, schemi, suggerimenti e istruzioni per costruire apparecchi. Fu proprio quel materiale, diventato progressivamente più ricco, a generare nel 1908 Modern Electrics, una delle prime riviste pensate per il mondo della radio e della sperimentazione elettrica amatoriale. Gernsback aveva intuito qualcosa che oggi appare normale ma che allora era rivoluzionario: un prodotto tecnologico poteva essere venduto meglio creando intorno a esso conoscenza, curiosità e una comunità di utilizzatori. Nel 1913 avrebbe fondato The Electrical Experimenter, ribattezzata nel 1920 Science and Invention, continuando intanto a progettare dispositivi e a depositare decine di brevetti. Alcune invenzioni erano serie, altre bizzarre, altre ancora decisamente eccentriche, ma tutte rivelavano una mente incapace di rimanere ferma. Prima ancora che il termine diventasse di moda, Hugo Gernsback era già un uomo “multitasking”: imprenditore, divulgatore, progettista, pubblicitario ed editore nello stesso momento.
La sua curiosità non conosceva confini. Gernsback seguiva gli sviluppi della radio, dell’aviazione, della televisione e di qualunque tecnologia sembrasse promettere una trasformazione della vita quotidiana. Nel 1925 fondò a New York la stazione radio WRNY, dalla quale, nell’agosto del 1928, partirono alcune delle prime trasmissioni televisive regolari realizzate con un sistema meccanico a 48 linee. Le immagini erano minuscole, instabili e lontanissime dalla televisione moderna, ma per Gernsback rappresentavano la prova che ciò che pochi anni prima sembrava fantastico poteva diventare realtà. Una celebre fotografia pubblicata su Radio News nel novembre del 1928 lo mostra seduto davanti a un apparecchio sperimentale mentre regola manualmente la sincronizzazione delle immagini. È forse il ritratto più autentico del personaggio: non un uomo che osserva passivamente il futuro, ma qualcuno che cerca continuamente di metterlo a fuoco con le proprie mani.
Accanto alla tecnologia cresceva intanto la passione per la narrativa fantastica. Gernsback aveva letto Edgar Allan Poe, Jules Verne e H.G. Wells, ma era stato affascinato anche dalle teorie astronomiche di Percival Lowell sui presunti canali di Marte e sulla possibile esistenza di civiltà extraterrestri. Per lui la letteratura non doveva limitarsi a intrattenere: poteva mostrare in anticipo ciò che la scienza avrebbe forse realizzato. Tra il 1911 e il 1912 pubblicò a puntate su Modern Electrics il romanzo Ralph 124C 41+, ambientato nell’anno 2660. Non è un’opera passata alla storia per l’eleganza dello stile o per la profondità dei personaggi; spesso la trama sembra soltanto un pretesto per presentare un’invenzione dopo l’altra. Eppure, tra quelle pagine, compaiono sistemi simili al videotelefono, tecnologie di rilevamento paragonabili al radar, trasmissioni a distanza, impianti per lo sfruttamento dell’energia solare e altri strumenti che negli anni successivi sarebbero entrati, almeno in parte, nella realtà. Gernsback non possedeva poteri profetici: conosceva però abbastanza bene la tecnologia del proprio tempo da intuirne le possibili evoluzioni. Il suo vero talento consisteva nel prendere un principio scientifico esistente, spingerlo molto più avanti e chiedersi che cosa sarebbe accaduto se fosse diventato parte della vita quotidiana.
Per definire questo tipo di narrativa utilizzò inizialmente la parola scientifiction, fusione non particolarmente elegante tra “science” e “fiction”. Il passaggio decisivo arrivò nell’aprile del 1926, quando Gernsback pubblicò il primo numero di Amazing Stories, considerata la prima rivista interamente ed esplicitamente dedicata alla narrativa scientifica e fantastica. Nelle sue pagine apparvero inizialmente soprattutto ristampe di opere di Poe, Verne e Wells, affiancate in seguito da nuovi autori. Per Gernsback la formula ideale doveva unire racconto d’avventura, conoscenza scientifica e capacità di previsione: la letteratura del futuro non avrebbe soltanto divertito, ma avrebbe educato i giovani, acceso vocazioni e suggerito idee a scienziati e inventori. Nel 1929 abbandonò il poco fortunato termine scientifiction e adottò stabilmente l’espressione science fiction. La formula era già comparsa sporadicamente in precedenza, ma fu Gernsback a imporla come denominazione moderna di un genere editoriale finalmente riconoscibile. In Italia sarebbe stato Giorgio Monicelli, direttore della nascente collana Urania, a creare nel 1952 il calco linguistico “fantascienza”, una parola destinata a entrare definitivamente nel nostro vocabolario.
Con Amazing Stories, tuttavia, Gernsback fece qualcosa di ancora più importante che dare un nome al genere. Trasformò lettori isolati in una comunità. A partire dal 1927 la rivista pubblicò le lettere ricevute indicando anche gli indirizzi completi dei loro autori. In questo modo ragazzi e appassionati che credevano di essere gli unici, nelle rispettive città, a sognare razzi, pianeti lontani e civiltà aliene poterono finalmente scriversi, incontrarsi e fondare gruppi. Nacquero circoli, pubblicazioni amatoriali, corrispondenze e, poco alla volta, le prime convention. Gernsback non inventò da solo il fandom, ma ne creò involontariamente l’infrastruttura, per poi incoraggiarne consapevolmente la crescita con la fondazione della Science Fiction League nel 1934. Quella rete di lettori attivi sarebbe diventata una forza fondamentale della fantascienza moderna: non più soltanto un pubblico che acquistava riviste, ma una comunità capace di discutere, criticare, scrivere e partecipare direttamente alla costruzione del proprio immaginario. Ancora oggi convention, fanzine, associazioni e comunità online discendono, almeno idealmente, da quegli indirizzi stampati nelle pagine di Amazing Stories.
La storia di Gernsback non fu però priva di ombre. Nel 1929 la sua società venne trascinata in una procedura fallimentare e l’editore perse il controllo di Amazing Stories e di altre testate. Le circostanze dell’operazione sono rimaste controverse: alcuni storici hanno parlato delle manovre di concorrenti e finanziatori, mentre altri hanno ipotizzato che lo stesso Gernsback potesse avere favorito la crisi per liberarsi dai debiti e ricominciare con una nuova società. Di certo non rimase inattivo. Nel giro di pochi mesi lanciò Science Wonder Stories e Air Wonder Stories, poi riunite nel 1930 in Wonder Stories, che avrebbe continuato a pubblicare fino alla vendita del 1936. Il suo rapporto con gli scrittori fu spesso difficile: compensi bassi, pagamenti tardivi o addirittura mancati gli procurarono una pessima reputazione presso diversi collaboratori. Donald A. Wollheim arrivò a citarlo in giudizio per ottenere venticinque dollari che gli erano dovuti, mentre H.P. Lovecraft lo soprannominò sprezzantemente “Hugo the Rat”. Gernsback era un visionario, ma anche un uomo d’affari aggressivo, contraddittorio e non sempre corretto. Riconoscere questi aspetti non riduce la sua importanza: restituisce semplicemente il ritratto più vero di un personaggio capace di aprire una strada straordinaria senza essere necessariamente un santo dell’editoria.
Negli anni successivi altre riviste avrebbero superato le sue per qualità letteraria e capacità di scoprire nuovi talenti. Astounding Science-Fiction, sotto la direzione di John W. Campbell, avrebbe inaugurato una nuova epoca, mentre autori come Isaac Asimov, Robert A. Heinlein, Arthur C. Clarke e Ray Bradbury avrebbero portato il genere verso una maturità che la narrativa spesso didascalica di Gernsback non aveva ancora raggiunto. Eppure tutti si muovevano ormai dentro il territorio che lui aveva contribuito a delimitare. Dopo una lunga assenza dal settore, nel 1953 Gernsback tentò un ritorno con Science-Fiction Plus, riproponendo la sua antica idea di una narrativa fondata sull’accuratezza scientifica e sulla funzione educativa. Il progetto ebbe vita breve: il pubblico e la fantascienza erano cambiati. Ma proprio in quello stesso anno, durante la World Science Fiction Convention di Filadelfia, furono assegnati per la prima volta i premi che sarebbero diventati gli Hugo Awards. Nati con il nome ufficiale di Science Fiction Achievement Awards, furono immediatamente soprannominati “Hugo” in suo onore; la denominazione sarebbe diventata ufficiale nel 1993. Nel 1960 lo stesso Gernsback ricevette un premio speciale come “Father of Magazine Science Fiction”, padre della fantascienza delle riviste.
Hugo Gernsback morì a New York il 19 agosto 1967, appena tre giorni dopo aver compiuto ottantatré anni. Il suo ultimo romanzo, Ultimate World, sarebbe stato pubblicato postumo nel 1971. Non fu il più grande scrittore di fantascienza, né il più geniale inventore del suo tempo. Il suo contributo fu forse ancora più raro: comprese che intorno alle storie sul futuro poteva nascere un intero universo culturale, fatto di riviste, autori, lettori, dibattiti, associazioni e premi. Verne e Wells avevano mostrato le potenzialità della narrativa scientifica; Gernsback le diede una casa, un pubblico e infine un nome. Fu editore, tecnico, imprenditore, divulgatore, inventore, conduttore radiofonico e instancabile fabbricante di idee.
Un pioniere “multitasking”, certamente, ma soprattutto l’uomo che intuì come la fantascienza non dovesse limitarsi a prevedere il futuro: poteva contribuire a costruirlo.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.